SETTORE A
Il settore A è disposto secondo la direzione assiale est-ovest- A est v'è un vestibolo ottagonale (1), da cui allora si accedeva alla spiaggia e, probabilmente, al porticciolo; dal vestibolo si entra nel peristilio (2), un cortile interno che era circondato su tutti i lati da portici e ornato di statue; dal peristilio si accede all'atrio a forcipe (3) e, quindi, al triclinium (4), che era una stanza di rappresentanza triabsidata. Il triclinium era ricoperto da un tetto a cupola oppure a volta di botte. I locali e il peristilio erano pavimentati con mosaici che, con varietà di schemi geometrici e motivi vegetali, creavano effetti cromatici. Di questa ricca pavimentazione si vedono ancora dei tratti superstiti. Nell'atrio (3) v'erano quattro rettangoli con mosaici rappresentanti scene di pesca.
Vi si vedono ancora, su barche e su scogli, amorini con canne e secchielli che pescano in un mare ricco di pesci. Si notano una triglia, dei cefali e un polipo. Ci aspetteremmo di vedere qualche motivo lacustre, uno scorcio del Garda, ma nell'epoca del tardo impero prevalevano tendenze artistiche che rifuggivano dal realismo: si preferivano il geometrismo, il simbolismo, il rinvio della quotidianità al mito o a forme e schemi accademicamente prefissati.
Nel triclinio absidato (4) il mosaico centrale ha un ritmo geometrico assai elaborato in cui ottagoni si alternano a quadrati e a croci greche. Le figure geometriche sono collegate e cinte da due fasce attorte che s'inseguono. Negli ottagoni vi sono belve in caccia, per esempio, una pantera insegue un'antilope; nei quadrati si vedono putti vendemmianti o in corsa su bighe, e danze di satiri e menadi. Nelle croci figurano alte coppe da cui escono rami di alloro densi di foglie che si prolungano nei tre bracci della croce. Forse nell'abside centrale del triclinio s'apriva una finestra da cui si poteva godere il viridarium (5), il giardino chiuso sul fondo da un ninfeo, cioè da una fontana arricchita con nicchie. L'acqua scorreva in una canaletta che attraversava il giardino e contornava l'abside. Voltando le spalle al triclinio, con il viso rivolto al ninfeo, sulla nostra sinistra, si nota un gruppo di tre vani di soggiorno (6):un vano absidato centrale da cui si accede a due vani poligonali. Ritornando nel viridarium, notiamo, sul lato opposto, e quindi a nord, una serie di muretti: è ciò che rimane degli abitacoli (7) usati come vani di servizio, tra cui è il pozzo (8). Al di là della serie dei piccoli vani adibiti ai servizi v'era l'entrata (E) alla villa da cui partiva la strada che separava il settore A dal settore B.
A sud del peristilio si apriva una serie di cinque vani. Il primo, disgiunto dai precedenti, era probabilmente una saletta da soggiorno (diaeta) (9): era ornato di un pavimento musivo di cui restano solo due riquadri con amorini che intrecciano ghirlande e compongono festoni di frutta, allegorie della primavera e dell'estate, sicuramente completate, nei due riquadri mancanti, dalle allegorie dell'autunno e dell'inverno. Gli altri quattro vani (10) costituivano un piccolo complesso termale: il primo era una stanza in cui ci si riposava prima e dopo il bagno (nella parte centrale vi sono frammenti di una figura maschile in un paesaggio bucolico); il secondo funzionava da atrio; il terzo probabilmente era un locale dove si godevano i vapori caldi come in una sauna; nel quarto v'era la vasca. Il sistema termico era costituito da hypocausta, cioè da cunicoli sotterranei dove scorreva l'aria calda per riscaldare le stanze soprastanti. Il riscaldamento dell'aria veniva attuato da un forno di cui è visibile il praefornium (11), la stanza dove uno schiavo sorvegliava e riforniva di combustibile il forno.
Per avere un'idea complessiva della villa, occorre considerare che le pareti erano dipinte a vivaci colori; su di esse figuravano vari motivi, di cui abbiamo alcuni esempi lungo il muro a ovest del peristilio (su fondo bianco si notano greche rosse e fiori stilizzati) (2) e nel primo vano del piccolo complesso termale (10) ove si vedono parti di pittura parietale su fondo nero.
La villa del settore A venne alla luce durante gli anni 1921-23 e fu restaurata solo nel 1928-30, quando i mosaici e le strutture avevano già subito un grave deterioramento. Nelle aree immediatamente a sud e a ovest del settore A, la costruzione di complessi condominiali, avvenuta all'inizio degli anni '60, recò un gravissimo danno alla zona archeologica. Un tentativo di dissennata speculazione edilizia fu fatto dieci anni dopo, nel 1970. Le ruspe danneggiarono il settore C prima che si potesse intervenire per sospendere i lavori: tratti di parenti dipinte e mosaici, frantumati e ridotti dalle ruspe a polverose macerie, furono gettati in lontane discariche
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