Angelo Anelli (1761-1820) lo si ricorda come uno dei librettisti più famosi dell'epoca, continuatore della fama di Metastasio. La musa ispiratrice di Anelli, tuttavia, è ben diversa da quella epico-araldica dell'autore della "Didone abbandonata".
In Anelli prevale una grande predisposizione al racconto piacevole, fantasioso, buffonesco, satirico, da cui trapela il carattere di un uomo che, conoscendo bene le passioni, le ingenuità, le tresche, le ipocrisie e le malefatte degli uomini, non le vuole colpire con prediche o con la rappresentazione di cruenti drammi, ma con la sferza gioiosa della comicità.
Così si può spiegare il successo che ebbero i numerosi libretti dell'Anelli, molti dei quali furono scritti per opere che si rappresentavano alla Scala di Milano. Nei suoi cercheremmo forse invano lo scatto della poesia vera, ma è fuori di dubbio che essi avevano, ed hanno, quella prerogativa che hanno i buoni libretti d'opera, cioè quella di offrire una vivace dinamica scenica, di sollecitare la musica e di far corpo con essa, adeguandosi con naturalezza.
Anelli fu molto attivo politicamente durante la Repubblica Cisalpina, dimostrando scrupolo e serietà. A Desenzano, per due mesi presiedette come commissario la giunta amministrativa del Dipartimento del Bénaco ricevendo riconoscimenti di stima e di gratitudine da varie comunità del dipartimento.
L'Anelli fu designato in seguito commissario del distretto della Franciacorta.
Insegnò al Liceo di Brescia e poi ottenne la cattedra di Eloquenza Pratica Legale nelle Regie Scuole Speciali di Milano, suscitando l'ira di Ugo Foscolo che, avendo concorso per la stessa cattedra, si sentì umiliato per essere stato posposto a un autore di libretti d'opera. Foscolo, che era persuaso, nella sua megalomania romantica, di essere il più grande poeta italiano vivente, riempì le sue lettere agli amici di epiteti ingiuriosi contro l'Anelli.
Nel 1817, crollato l'Impero napoleonico, viene soppressa dai nuovi padroni imperiali la cattedra tenuta da Anelli alle Scuole Speciali di Milano. Anelli viene nominato supplente alla cattedra di procedura penale e notarile all'Università di Pavia, con uno stipendio molto più modesto.
La morte lo coglie in questa città mentre sta invano lottando contro la povertà.