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GIOVANNI RAMBOTTI (1817-1896)
Giovanni Rambotti nacque a Desenzano il 21 novembre 1817.
Dopo aver compiuto gli studi primari e secondari nella sua città natale,
studiò legge all'Università di Pavia, dove conseguì la laurea nel 1840.
Esercitò la professione di notaio in Desenzano. Membro
della Deputazione Comunale dal 1848 al 1859, alla nascita del Regno d'Italia
nel 1860 ricoprì l'incarico di primo sindaco di Desenzano,
che tenne fino al 1862.
Dal 1863 al 1872 fu direttore della Scuola Tecnica pareggiata.
Giovanni Rambotti fu certamente uomo di grande rigore e dirittura morale,
di fede cattolica e ricco di sensibilità anche per i problemi sociali.
A lui si deve la fondazione della Società Operaia di Desenzano,
di cui fu presidente.
Nel 1872 iniziò a interessarsi dei materiali archeologici preistorici
che venivano alla luce durante i lavori di estrazione della torba nel
bacino inframorenico di Polada presso Lonato.
In pochi anni mise insieme la più importante collezione di materiali palafitticoli
dell'età del Bronzo e nel 1875 sarà il principale prestatore
all'esposizione di Archeologia Preistorica organizzata
a Brescia dall'Ateneo di Scienze e Lettere.
Grazie a queste scoperte il Rambotti entrò in relazione con i maggiori
studiosi dell'epoca, primo fra tutti Luigi Pigorini,
con il quale rimase in costante contatto epistolare.
Dal 1878 fino alla morte, fu Preside del Ginnasio-Liceo Bagatta
di Desenzano. Il Rambotti era socio dell'Ateneo di Scienze e
Lettere di Brescia e per i meriti acquisiti in diversi campi ottenne la
nomina a "Cavaliere" e "Ufficiale" del Regno.
Grazie alle importanti scoperte archeologiche effettuate a Polada nel
1882 - e certamente per interessamento di Luigi Pigorini - fu nominato
"Regio Ispettore degli Scavi e Monumenti" per la zona
di Desenzano. In questa sua veste inviò una breve relazione sulle circostanze
della scoperta di una lapide romana nel corso di lavori edilizi al castello
di Desenzano, riferendo anche sulla precedente scoperta di una tomba di
età romana imperiale ai piedi del muro occidentale del castello.
Nella sua qualità di preside del Liceo Bagatta, il Rambotti conobbe personalmente
Giosuè Carducci, venuto a Desenzano per quattro anni
consecutivi (1882-1885) come Regio Commissario per gli esami di maturità.
Carducci ne ha lasciato un breve ritratto in una lettera indirizzata da
Desenzano a Severino Ferrari e datata 8 luglio 1882: "i professori
sono tutti preti, e il preside è un notaio, un notaio lungo, di pelo bianco,
vestito di nero".
Rambotti certamente parlò al Carducci delle sue scoperte e della preistoria
del lago di Garda. Nel diario del poeta vi è la seguente annotazione:
"Lunedì 10 luglio 1882……La sera dal preside Rambotti a vedere antichità.".
E nell'ode barbara "Da Desenzano", composta l'anno successivo, mentre
era nuovamente Commissario Regio al Liceo Bagatta, e indirizzata a Gino
Rocchi, il Carducci invita l'amico a lasciare Bologna e a venire a Desenzano,
"... dove è dolce udire, tra un bicchiere di vino e l'altro, le lontane
storie degli antenati, mentre il sole tramonta e sorgono le stelle e il
vento soffia tra le onde e tra gli alberi: i nostri antenati siano essi
gli uomini ferini delle lacustri palafitte o i Veneti o gli Etruschi,
un tempo godettero delle bellezze del lago, così come le godiamo noi oggi".
G. Rambotti coltivava interessi per la storia, le scienze naturali e l'archeologia
e amava collezionare antichità. Di questi suoi interessi sono testimonianza
la collezione archeologica, formata nel corso degli anni, e un manoscritto
inedito intitolato "Cenni sul lago di Garda e i suoi contorni",
in cui, oltre a fornire innumerevoli notizie di carattere storico ed economico,
si dedica una parte importante alle specie ittiche del lago, sistematicamente
classificate, e alle tecniche della pesca.
Il Rambotti aveva raccolto qualche oggetto di bronzo proveniente dalla
palafitta di Peschiera o scoperto occasionalmente in
diverse località (una fibula Certosa presso Rivoltella, un'ascia ad alette
mediane da Carpenedolo, una falce di bronzo dal Trentino), i materiali
di una tomba forse di età gallica scoperta in una cava di ghiaia in località
Taverna a Desenzano e quelli di tre tombe romane rinvenute a Pozzolengo-
contrada Celadina, presso la Rocca di Manerba e in contrada Bionde a Sirmione.
Della sua collezione facevano parte due statuette in bronzo di Minerva,
una scoperta presso l'osteria di Lugana Vecchia, l'altra rinvenuta in
località Menassasso di Desenzano; frammenti di mosaici e di intonaci dipinti
dalla villa romana della punta di Sirmione; il frammento di un'iscrizione
romana in bronzo ritrovata a Desenzano tra la propria casa e il lago.
Il Rambotti recuperò, e conservava nella propria collezione, i frammenti
di un mosaico romano venuto alla luce a Desenzano in via Borgo Regio,
dove in seguito, a partire dal 1921, gli scavi porteranno alla luce un'importante
villa della metà del IV secolo. Nel giardino della sua casa in Desenzano
il Rambotti conservava anche un monumento romano con bassorilievo allusivo
all'agricoltura, scoperto tra Monzambano e Castellaro Lagusello. Nella
collezione Rambotti figuravano monete di bronzo e d'argento dell'Egitto
di età ellenistica, una lucerna fittile da Pompei, e diversi materiali
scoperti tra le rovine dell'antica Scolacium, presso la foce del Corace
poco a sud di Catanzaro Marina, e alla foce del Simeri a nord di Marina
di Catanzaro.
Nell'estate del 1868 i lavori di estrazione della torba nella valletta
del Machetto, a sud di Desenzano, intaccarono i resti di una palafitta
e portarono alla luce selci scheggiate, ossi animali e i resti di uno
scheletro umano. Informato immediatamente dal suo amico Alberto
Bazoli, il Rambotti si recò subito sul luogo, recuperando cinque
strumenti di selce scheggiata, resti di legni e di ossi animali e soprattutto
un cranio quasi completo e consistenti parti di uno scheletro umano. Le
selci del Machetto sono attualmente conservate al museo Pigorini di Roma,
dove pervennero insieme a tutta la collezione Rambotti.
Quando nel marzo 1872 iniziarono i lavori di estrazione della torba nel
piccolo bacino inframorenico della Polada, tra Lonato e Desenzano, vennero
alla luce i resti di una palafitta. I fratelli Bazoli,
amici del Rambotti gli consentirono di eseguire scavi per proprio conto.
Tuttavia, dopo la metà del 1873, ai Bazoli subentrò nello sfruttamento
della torbiera la Società Anonima dei Combustibili di Milano,
che impedì al Rambotti la prosecuzione delle sue ricerche. Il Rambotti
formò così una grande collezione di oggetti preistorici provenienti dalla
palafitta di Polada, che fu esposta per la prima volta al pubblico in
occasione dell'Esposizione di Archeologia preistorica e Belle
Arti della Provincia di Brescia, inaugurata il 19 agosto 1875.
L'esposizione di Brescia procurò al Rambotti una larghissima fama nel
campo degli studi di archeologia preistorica ed egli poté intrattenere
cordiali rapporti con i maggiori studiosi italiani, in particolare con
Luigi Pigorini, al quale, in occasione di una sua visita a Desenzano nel
1878, regalò per il museo Preistorico di Roma alcuni degli oggetti di
bronzo della palafitta di Peschiera da lui posseduti.
Nel corso del 1876 il Rambotti recuperò dalla torbiera Fornaci, immediatamente
a sud di quella di Polada, il cranio di un uro (Bos primigenius), di eccezionale
interesse poiché recava una cuspide di freccia in selce infissa nell'osso
frontale vicino all'occhio destro. Nel 1878 insieme a Luigi Pigorini
e Stefano de Stefani il Rambotti effettuò
un sopralluogo alla palafitta della Cattaragna, tra
Castel Venzago e Solferino.
Nel 1880 fu invitato insieme a G. Chierici, G.
Bandieri e L. Ruzzenenti agli scavi delle
terramare di Bellanda e di Villa Cappella
nel Mantovano.
Nel 1886 accolse nella sua casa di Desenzano Robert Munro,
di Edinburgo, segretario della Società degli Antiquari della Scozia, a
cui illustrò i materiali di Polada, che erano raccolti in due stanze al
piano terra della sua abitazione, e lo accompagnò in un sopralluogo al
sito stesso di Polada, esponendogli le conclusioni a cui era pervenuto
intorno all'estensione e alle caratteristiche della palafitta.
Il Rambotti fu certamente in contatto anche con Pompeo Castelfranco,
illustre paletnologo di Milano, amico del Pigorini e collaboratore del
"Bullettino di Paletnologia Italiana". Tra le carte del Castelfranco già
conservate alla biblioteca d'arte al Castello Sforzesco ed ora presso
le civiche raccolte archeologiche di Milano vi sono due tavole con il
disegno a grandezza naturale di alcune asce e di due cuspidi di lancia
in bronzo della raccolta Rambotti.
Anche se era stata progettata una pubblicazione su Polada, il Rambotti
non lasciò alcuno scritto edito sulle scoperte da lui effettuate.
G. Rambotti morì a Desenzano del Garda il 22 dicembre 1896, all'età di
79 anni.
Il Pigorini ne pubblicò il necrologio: "Di lui
non abbiamo alcuna pubblicazione che agli studi nostri si riferisca, ma
nessun paletnologo italiano, pochi fra gli stranieri, ignorano il suo
nome, l'importanza scientifica della collezione che riuscì a comporre,
la rara liberalità colla quale metteva a disposizione degli studiosi il
pregevole materiale adunato in servigio della nostra scienza. La collezione
delle antichità lacustri di Polada illustrata dal Munro…resterà monumento
insigne di quanto il Rambotti ha saputo compiere a profitto della paletnologia
italiana".
A cura di R. C. de Marinis
BREVE
STORIA DEL MUSEO L'EDIFICIO
CHE OSPITA IL MUSEO
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