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Losso, specialmente dei mammiferi domestici come il bue, il maiale,
la capra o la pecora, e il corno di cervo e di capriolo costituivano nella
preistoria unimportante fonte di materia prima per fabbricare strumenti,
in genere di piccole dimensioni, che avevano il pregio di essere molto
resistenti ai processi di usura. Durante letà del Bronzo, soprattutto
antica e media, in osso venivano prodotti punteruoli, lesine, aghi, spatole,
lisciatoi. Per fabbricare i punteruoli si usavano ossa lunghe come ulna,
radio e fibule di bue, capra, pecora o maiale oppure metapodi di capra,
pecora o eventualmente di capriolo. Nel caso delle ossa lunghe la base
dello strumento era costituita dallepifasi, intera o dimezzata, utilizzata
come impugnatura; la parte distale, invece, veniva modificata in maniera
più o meno importante mediante taglio, raschiatura e levigatura.
Questo genere di punteruoli o perforatori è molto frequente negli
insediamenti palafitticoli. Impugnati direttamente dalla mano e ruotati
alternativamente da sinistra a destra e viceversa in modo da perforare,
erano certamente utilizzati nella lavorazione delle pelli. Gli aghi per
cucire venivano ricavati, in genere, da fibule di maiale o da schegge di
ossa lunghe, le spatole e i lisciatoi per lo più da costole. In
questi strumenti la punta e tutta lestremità distale spesso appaiono
molto lisce e lucide, indizio di un uso prolungato. Resti di palchi di
corna di cervo sono molto frequenti negli abitati delletà del Bronzo.
Il corno di cervo era utilizzato per fabbricare una vastissima gamma di
strumenti e di oggetti di ornamento : guaine per limmanicatura delle asce,
zappette, picchi, martelli, raschiatoi, strumenti con taglio a biseau (
fenditoi ), manici di lesine e di punteruoli in bronzo, immanicature
di acciarini di selce, cuspidi, di freccia, pomi di manici di pugnali,
rivestimenti di impugnature di pugnali e di spade, montanti di morsi di
cavalli, ganci da cintura, spilloni, capocchie di aghi crinali, pettini,
bottoni a spola fusiformi, alamari, navette, ecc. A volte i manufatti in
corno erano accuratamente decorati a incisione con motivi geometrico- lineari
oppure a occhi di dado.
Per la confezione di tutti questi manufatti erano utilizzati i palchi
caduti naturalmente in seguito alla muta, verso la fine dellinverno, e
raccolti nei boschi, poiché sono più calcificati e quindi
più resistenti. Il corno di cervo era lavorato sia con strumenti
di selce sia con lame di bronzo. I procedimenti tecnici impiegati comprendevano
lintaglio, la scortecciatura, la levigatura, il ritaglio a percussione,
il taglio con la sega. Il palco era sfruttato in tutte le sue parti ed
esisteva una vera e propria specializzazione per cui ciascuna parte -la
rosetta, lasta, le ramificazioni, la corona- era predestinata a determinati
tipi di manufatti. Ad esempio guaine per asce, martelli e zappette erano
ricavati dalla rosetta, i picchi della rosetta e del ramo inferiore detto
pugnale, i pettini delle placchette ottenute dalle aste, i pomi della base
della corona, i montati e alcune immanicature della terminazione
delle ramificazioni. Il punto di partenza per la fabbricazione di tutta
una serie di manufatti era una placchetta ridotta a spessore uniforme.
Quelle di maggiore ampiezza si potevano ottenere intagliando due scanalature
parallele sulla parte esterna delle aste, poi agendo lateralmente sul fondo
delle scanalature si svuotava la parte interna spugnosa fino a quando facendo
leva si poteva staccare una placca più o meno lunga, che doveva
essere sgrezzata con la lisciatura mediante un grattatoio per eliminare
la rugosità sia della faccia midollare che di quella corticale.
La placchetta veniva quindi ritagliata per confezionare il manufatto. A
questa tecnica molto antica la lavorazione ha una tradizione plurimillenaria,
avendo avuto inizio durante il Paleolitico Superiore si aggiunsero nelletà
del Bronzo la fenditura longitudinale e il taglio con la sega. Nelletà
del Bronzo, la lavorazione del corno conosce una grande diffusione ed è
considerata uno degli aspetti più caratteristici della cultura palafitticola-terramaricola
del Bronzo Medio e Recente. I manufatti più frequenti sono le cuspidi
di freccia, lunghe da 2 a 10 cm, che pur presentando fogge abbastanza standardizzate,
possono variare per la forma della punta (piramidale o conica) e del peduncolo
(nettamente distinto da un gradino oppure senza stacco rispetto alla punta),
per la presenza o assenza di alette in numero variabile da 2 a 4 e di un
collarino tra punta e peduncolo, per il diverso rapporto lunghezza della
punta/lunghezza del peduncolo, che può essere 1:1 o 2:1.
Dopo le frecce, i pattini, gli spilloni, le teste di aghi crinali a
disco o a ruota raggiata sono i manufatti più frequenti. Alcuni
pettini potevano essere oggetti relativi allacconciatura femminile, altri
erano utilizzati probabilmente nella lavorazione delle pelli per depilarle.
La lavorazione del corno continua ancora attivamente nelletà del
Bronzo Finale, mentre nel corso delletà del Ferro, pur non scomparendo,
conosce un netto declino, limitandosi a qualche impugnatura e a qualche
oggetto ornamentale.
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