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La scoperta di siti mesolitici in Italia settentrionale è piuttosto
recente: in particolare i lavori di sbancamento delle grandi conoidi detritiche
della Val d'Adige hanno portato alla luce imponenti sequenze stratigrafiche
alla fine degli anni Sessanta.
La più importante è sicuramente quella di Romagnano
Loc III (TN) che, in più di 8 metri di spessore, conserva tracce
di occupazione, che vanno dal Mesolitico all'età del Ferro. Lo scavo,
eseguito durante gli anni Sessanta, ha consentito di studiare l'evoluzione
delle industrie dal Sauveterriano antico sino al Neolitico; si è
così ricostruita una sequenza relativa di riferimento, a cui è
stato possibile associare datazioni assolute ottenute attraverso il metodo
del 14C. Altre scoperte si sono susseguite nella Val d'Adige, nei fondovalle
alpini e in siti d'alta quota dell'Italia nord-orientale, grazie soprattutto
a sistematiche ricerche di superficie; meno conosciuta risulta invece l'area
occidentale, interessata solo di recente da ricerche mirate all'individuazione
di siti mesolitici.
Le industrie.
Laddove livelli di occupazione mesolitici si trovano stratificati al
di sopra di depositi del Paleolitico finale (es. riparo di Biarzo -UD-,
Grotta della Madonna di praia a Mare -CS-, Grotta della Serratura
-SA-) è possibile cogliere una derivazione dei complessi mesolitici
da quelli epigravettiani più evoluti. Si nota un forte sviluppo
del microlitismo, con strumenti geometrici standardizzati di dimensioni
ancora più piccole rispetto a quelli dell'Epigravettiano, punte
a due dorsi convergenti, dorsi e troncature, ottenuti con la tecnica del
microbulino e utilizzati come armature modulari per frecce ed arpioni.
Anche in Italia è possibile distinguere complessi di tipo Sauvetarriano
e Castelnoviano. Le principali sequenze stratigrafiche per lo studio dell'evoluzione
delle industrie durante il Mesolitico sono quelle della Val d'Adige: Romagnano
Predestel, Vatte di Zambana e Riparo Gaban (TN). Altre sequenze stratigrafiche
rilevanti sono fornite dal Riparo Soman (VR), con livelli di occupazione
che vanno dall'Epigravettiano finale al Neolitico, dalla grottina dei Covoloni
del Broion, sui Berici (VI), e da alcune grotte del Carso triestino ( Grotta
Azzurra, Grotta dell'Edera, Grotta della Tartaruga).
Industrie sauvetariane sono state individuate oltre che nel bacino
dell'Adige, nelle Dolomiti bellunesi e nel Carso, anche nell'area nord-occidentale
(Alpe Veglia -NO- e Liguria) e in alcuni siti delle Alpi Apuane e dell'Appennino
Tosco-emiliano (isola Santa, Bagioletto -RE-). Sulla base della tipologia,
tipometria e frequenza delle armature microlitiche è stato possibile
suddividere il Sauvetariano in quattro fasi:
- S. ANTICO: (Romagnano III livv. AF-AE; Pradestel liv. M) 7950-7400
a.C. associazione di triangoli, per lo più isosceli, spesso a tre
lati ritoccati, segmenti e punti a due dorsi lunghe;
- S. MEDIO: ( Romagnano III livv. AC3-AC9; Pradestel livv. H1-H2) 6550-6200
a.C. associazione di triangoli scaleni lunghi a base corta, ritoccati su
tre lati, e punti a due dorsi corte;
- S. FINALE: ( Pradestel, liv. F; Vatte di Zambana) 6200-5800 a.C.
All'inizio del Castelnoviano (5800-4500 a.C.) i triangoli vanno scomparendo
e si gha una trasformazione tecnologica caratterizzata da un affinamento
nella tecnica di scheggiatura che consente di ottenere da nuclei piramidali
lame molto regolari, utilizzate per la fabbricazione di armature trapezoidali
con la tecnica del microbulino. Ai trapezi, spesso muniti di piquant trièdre,
si associano lame e lamelle a incavi o a margini denticolati (lame Montbani),
utilizzate, secondo alcuni autori, per decorticare i rami.
La fase finale del Castelnoviano (identificata nel liv. AA di Romagnano
III e nel liv. A di Pradestel) vede la comparsa di frammenti ceramici ed
è per tanto correlabile al Neolitico iniziale.
In generale si osserva l'uso di selce di buona qualità associata
al cristallo di rocca delle Alpi Aurine. Parallelamente all'industria litica
si sviluppa quella su osso e corno per la fabbricazione di arpioni, punteruoli,
spatole e ascie.
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