| LE COLLEZIONI | PERCORSO CRONOLOGICO | VISITA VIRTUALE | APPROFONDIMENTI | HOME |
Piuttosto diffuso durante il Mesolitico è l'utilizzo di sostanze
coloranti e di oggetti ornamentali. Si tratta per lo più di conchiglie
marine o d'acqua dolce, di vertebre di pesci, canini di cervo, frammenti
di ossa o ciottoli, tutti forati per la sospensione come ciondoli di collane
o bracciali o per essere cuciti ai capi di vestiario. Essi sono ben documentati
a Romagnano III, Pradestel, Vatte, Gaban, Bus de la Vecia, riparo Frea
IV e nella grottina dei Covoloni del Broion. Manufatti artistici sono stati
rinvenuti al Riparo Gaban, sito in cui oggetti analoghi sono documentati
anche nei livelli neolitici. Essi erano stati deposti all'interno di buche
rimaneggiate già in età mesolitica (vi si trovano infatti
mescolati manufatti sauveterriani e castelnoviani). Una figura femminile
è stata ricavata a bassorilievo dalla sezione apicale di un ramo
di corno cervino forata longitudinalmente. Una gola al di sotto dell'apice
consentiva forse la sospensione, mentre la perforazione longitudinale poteva
fungere da immanicatura per uno strumento. Le superfici sono fortemente
usurate e combuste. Un oggetto analogo presenta incisioni parallele, motivi
a zig-zag e triangoli e residui di ocra rossa. Vi sono poi cilindretti
ricavati da sezioni di diafisi di ossa lunghe, decorati a tacche, punti,
zig-zag, reticoli. Alcuni punteruoli e un metacarpo di orso decorati a
tacche e con tracce d'ocra sono stati recuperati anche a Romagnano Loc
III.
Si conoscono inoltre alcune sepolture: la prima è stata messa
in luce nel Riparo di Vatte di Zambana; si tratta di un individuo di sesso
femminile, alto ca. 1,52 m. e dell'età di cinquant'anni circa. La
testa era appoggiata ad un gradino formato dalla roccia e il volto era
rivolto a sinistra. Il tronco era adagiato in una fossa poco profonda,
con orientamento NW-SE. Le braccia erano stese parallelamente ai fianchi,
gli avambracci flessi e le mani si riunivano all'altezza del pube. Un tumulo
di pietre ricopriva cranio e tronco. Non è stato ritrovato alcun
oggetto di corredo, ma si è notata la presenza di qualche frammento
d'ocra al di sotto del cranio. Le datazioni radiometriche ottenute per
questa sepoltura oscillano tra 6050±110 e 5790±150 a.C.
Lo scheletro documenta la frattura dell'avambraccio destro guarita
senza esiti e una seconda frattura al gomito sinistro guarita in pseudo-artrosi
serrata, con conseguenti gravi deformazioni.
Una seconda sepoltura è stata recentemente recuperata nel sito
di Mondeval de Sora, in comune di S. Vito di Cadore, a 2150 m. di altitudine.
Sotto l'aggetto di un grande masso erratico si sono trovati livelli d'occupazione
del Mesolitico antico e recente, dell'età del Rame e di epoca medievale.
Nel 1986 fu messa in luce una sepoltura in fossa di età castelnoviana
(5380±50 a.C.). L'inumato era un uomo adulto, di circa quarant'anni,
alto 1,67 m. e di costituzione robusta. La parte inferiore del corpo era
ricoperta di pietre selezionate (pietre vulcaniche e marna calcarea). La
mano sinistra, posta verticalmente sul fianco esterno, presentava dita
ripiegate come se impugnassero qualcosa. Sul lato destro vi erano tracce
di ocra rossa, su quello sinistro un gruppo di 33 reperti, tra cui alcuni
strumenti di selce, ciottoli di calcare, un arpione e altri manufatti in
osso e corno. Poco più in basso, all'altezza della mano sinistra
si sono recuperati altri due gruppi di oggetti litici o in zanna di cinghiale,
alcuni dei quali coperti di mastice, e due agglomerati di sostanza organica:
il primo costituito per lo più di resine, il secondo di cera d'api
e propoli. Si può pensare che questi gruppi di oggetti fossero stati
deposti all'interno di contenitori e che costituissero la dotazione d'uso
quotidiano.
Facevano inoltre parte del corredo 3 lame in selce gialla, collocate
ciascuna su una spalla e la terza sotto il cranio e 7 canini atrofici di
cervo; un punteruolo posto sullo sterno e uno tra le ginocchia servivano
forse a chiudere una sorta di sudario in pelle.
Lo studio dello scheletro ha evidenziato la frattura di un dito della
mano destra perfettamente guarita e una osteopatia deformante all'emitorace
sinistro. L'uomo mesolitico di Mondeval de Sora appartiene alla razza di
Cro-Magnon, già presente in Europa durante il Paleolitico Superiore.
| PRECEDENTE | SUCCESSIVO |