L'età del Bronzo



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L’ETA’ DEL BRONZO NEL NORD ITALIA 

La cultura di Polada

L'età del Bronzo in Italia comprende un periodo di oltre mille anni ed è convenzionalmente suddivisa (con datazioni approssimative) in: 

Bronzo Antico (2200 - 1600 a.C.) 
Bronzo Medio (1600 - 1300 a.C.) 
Bronzo Recente  (1300 - 1200 / 1150) 
Bronzo Finale (1200 / 1150 - 900 a.C.) 

Durante l'antica età del Bronzo genti dalla comune matrice etnico-culturale occupavano tutta l'area benacense, il Trentino, gran parte della Lombardia e del Veneto. Queste popolazioni hanno espresso la più importante cultura dell'Italia settentrionale che gli archeologi hanno chiamato "cultura di Polada", dalla torbiera in comune di Lonato dove è stata individuata per la prima volta. 
In quest'epoca vengono fondati moltissimi villaggi palafitticoli lungo le rive del lago di Garda e dei piccoli bacini dell'anfiteatro morenico.  Nella fase più recente della cultura di Polada, numerosi insediamenti sorgono anche nella pianura tra le colline moreniche e il Po. 
I villaggi del Bronzo Antico sono molto piccoli, con una superficie non superiore all'ettaro e di conseguenza con una popolazione ristretta che non doveva superare le 200/300 persone. 

Varie sono le spiegazioni fornite dagli studiosi del perché le genti del Bronzo scegliessero luoghi umidi per fondare i loro villaggi.  Forse molte sono le ragioni che concorrevano a questa scelta: l'abbondanza di risorse alimentari offerte dall'ambiente lacustre, la maggiore accessibilità delle zone perilacustri libere dal fitto manto boschivo che copriva il resto dei territorio, la fertilità delle fasce di terreno attorno ai piccoli laghi, ricco di limo carbonioso, leggero e facile da lavorare.  L'agricoltura e l'allevamento sono le basi dell'economia.  Si coltivano varie specie di frumento, orzo, lino; si allevano capre, pecore, bovi e maiali.  Negli insediamenti poladiani non è ancora documentato il cavallo. 

Nei siti alpini, come Ledro e Fiavé, sono allevati soprattutto capri-ovini, mentre il maiale ha una presenza scarsa.  Per contro, i siti dell'anfiteatro morenico dei Garda, come il Lucone e Barche di Solferino, e di pianura, come Ostiano, offrono un'immagine di allevamento misto con una percentuale uniforme di ovicaprini, bovini e suini. 

La caccia, la pesca, l'uccellagione e la raccolta di frutti selvatici contribuiscono ancora in modo non secondario all'alimentazione.  L'animale più cacciato è il cervo, ma i resti osteologici documentano anche il cinghiale, il capriolo, l'orso bruno di piccola taglia, il bue selvatico, la lepre e, nelle zone montane, il daino e il camoscio.  L'aspetto più noto della cultura materiale delle genti poladiane è senza dubbio la ceramica. Si tratta di recipienti foggiati a mano (il tornio non è ancora conosciuto), con un impasto ricco di inclusi litici e con una superficie spesso opaca e un po’ grezza, anche se non mancano vasi accuratamente lisciati. 
Nelle fasi più antiche  le forme ceramiche sono piuttosto limitate, ma progressivamente si arricchiscono, così come la qualità dei prodotti tende a migliorare. 
I recipienti più comuni sono boccali e tazze a corpo globoso e a base convessa e quelli tronco-conici a base piana, le anfore a corpo biconico-globoso, i grandi recipienti per le derrate alimentari a forma tronco-conica con cordunature orizzontali sulla parete e, spesso, con orlo multiforato. 
Nelle fasi più recenti si diffondono tazze e boccali di forma più articolata, a profilo concavo-convesso, scodelle e scodelloni con corpo a calotta con piccola ansa a gomito e con presa con perforazione orizzontale. In questa epoca compare una decorazione a incisioni sottili o a file di punti molto caratteristica che, dalla località in cui venne in luce per la prima volta, prende il nome di Stile di Barche di Solferino. Il motivo più diffuso è quello della croce greca sul fondo esterno degli scodelloni. 
L'attenzione degli artigiani poladiani agli aspetti estetici della loro produzione ceramica è testimoniata anche dalle decorazioni con incrostazioni di pasta bianca con cui vengono riempite le incisioni praticate nell'argilla fresca dei vasi. 
Alle fasi recenti della cultura di Polada sono attribuiti alcuni oggetti di terracotta di forma ovale, rettangolare o ellissoidale, che recano su una faccia file parallele di motivi impressi, le cosiddette tavolette enigmatiche, di cui due esemplari provenienti dal Lavagnone sono qui esposti.  Nonostante siano state proposte numerose interpretazioni, (sigilli per marchiare merci, stampi per tatuaggi o dipinture di stoffe, forme per microfusioni di oreficerie, oggetti di culto o legati al mondo della magia), il loro significato ci sfugge interamente. 
Dei riti funerari delle genti di Polada sappiamo ancora molto poco.  Una piccola necropoli scoperta a Romagnano-Loc nel Trentino e qualche tomba isolata consentono di affermare l'uso eclusivo dell'inumazione e la frequente utilizzazione dei ripari rocciosi. 
Al S. Martino di Lecco un inumato presentava una trapanazione cranica, mentre in una tomba ritrovata a Romagnano mancava il cranio.  Poiché in molte palafitte (Barche, Bande, Lucone, Fiavè, lo stesso Lavagnone) sono stati ritrovati crani isolati, si può ipotizzare un culto dei crani, che venivano staccati dallo scheletro e conservati in particolari zone dell'abitato.

L’età del Bronzo nella regione benacense e nella pianura padana a nord del Po

L’antica età del bronzo

Il lungo periodo dell’età del bronzo comprende certamente numerose fasi, tuttavia allo stato attuale degli studi è possibile solo una suddivisione generale in due sottoperiodi, I e II. Al Lavagnone è possibile,su basi stratigrafiche, una distinzione del BA I in due fasi. La più antica, il cd.Lav. 2 è stata datata tra il 2050 e il 1950 a. C., ma sicuramente ha avuto inizio prima. La più recente, il cd.Lav. 3 è invece datata verso il 1940-1840 a.C. La metallurgia delle fasi iniziali del BA I utilizza rame ridotto da minerali di Fahlerz e poiché il processo di riduzione non veniva completato, rimanevano importanti percentuali di minerali, che assommandosi producevano l'effetto di una lega, aumentando la durezza del rame.Tipi caratteristici di questo periodo sono le asce a m.r. con lati diritti o decisamente concavi .I pugnali hanno base semplice arcuata , provvista da 2 fino a 5 ribattini, e lama con bordi contornati da solcature o linee incise. Tra gli oggetti di ornamento sono caratteristici i pendagli in lamina a  mezzaluna e gli spilloni con capocchia martellata di forma fogliata. Per la fase più recente del BA I mancano manufatti di metallo in  sicuri contesti di scavo. Probabilmente appartengono a questa fase le asce tipo Savignano  e del tipo Polada quelle fabbricate in bronzo, nonché le prime asce con taglio espanso. IL BA I è riconoscibile in diversi insediamenti palafitticoli lungo le rive meridionali  del Garda e nei bacini inframorenici dell’anfiteatro benacense. Il BA II (1800-1600 a.C. ) si caratterizza per la decorazione tipo Barche di Solferino, anche se assente nella località eponima, questa fase può essere denominata “tardo polada” per l’evidente continuità tipologica nella ceramica. Il numero dei siti aumenta in modo considerevole sia lungo le rive meridionali del Garda  sia nei bacini inframorenici. Tuttavia il fenomeno nuovo è la colonizzazione sistematica della pianura dagli ultimi cordoni morenici fino al Po. Nel processo di colonizzazione della pianura appaiono evidenti alcune tendenze di fondo: la predilezione per ambienti topograficamente depressi, potenzialmente umidi  e il conseguente utilizzo delle strutture di tipo palafitticolo, già ampiamente collaudate lungo le rive del Garda e nei bacini inframorenici .Le dimensioni degli abitati sono costantemente piccole. Come nel BA I, anche nel BA II i ripostigli si trovano soprattutto ai margini dell’aereale insediativo palafitticolo, che ora si estende fino al Po. I manufatti metallici documentano l’ampiezza degli scambi e dei contatti culturali con l’area del Rodano e con tutta la fascia nordalpina.

La media età del bronzo

Il  BM I è caratterizzato principalmente dalle capeduncole a corpo carenato con anse ad ascia o a T nettamente dominanti nei confronti dei primi esempi di anse a corna tronche e in qualche caso anche a espansioni laterali. Altri elementi fortemente caratterizzanti sono le scodelle carenate con ansa a tunnel, inornate oppure decorate con fasci di solcature sul fondo esterno, le tazzine carenate e quella del cd. Tipo Isolone, che in realtà copre un’ampia gamma di varietà, i piatti o teglie con breve parete svasata e motivo cruciforme a solcatura all’interno.
La data di inizio del BM è ancora problematica. La correlazione con il Bronzo B transalpino, tradizionalmente ammessa, può non corrispondere al vero per quanto riguarda il momento iniziale  del BM I. Infatti se una contemporaneità è comunque sicura, è possibile che l’inizio del BM I sia anteriore al Bronzo B 1.La maggior parte degli abitati attivi durante il BA II continua ad esserlo durante il BM I, sia nei bacini inframorenici e lungo le riva del lago di Garda sia in pianura. La seconda parte della media età del bronzo (BM II) alla luce delle scoperte più recenti si può articolare in due fasi. Un punto di riferimento è ora costituito dalla necropoli dell’Olmo di Nogara. Il BM II A si caratterizza per la sostituzione più o meno tonale delle anse ad ascia e a T con le anse a corna tronche, che appaiono di gran lunga predominanti rispetto a quelle ad espansione laterali, che pure sono presenti in maniera significativa. Tuttavia molte ceramiche sono ancora comuni con il BM I. Nell’età del bronzo la ceramica non è il prodotto di botteghe artigianali specializzate, ma una produzione ancora domestica, e ciò determina un notevole grado di fluidità tipologica, che rende difficile fare tipologie molto dettagliate. Quando le ceramiche non rispondono a criteri morfologici molto stabili, ma soltanto ad alcuni parametri stilistici generali, si riscontra che l’evoluzione tipologica non è lineare, che certi tipi si susseguono nel tempo ed altri  invece durano  più a lungo, per cui più che singoli tipi specifici è la frequenza percentuale dei vari tipi a caratterizzare un singolo orizzonte cronologico. Nel BM II B le anse con espansioni laterali diventano il tipo più frequente e quelle a corna tronche diminuiscono di importanza, mentre cominciano a diffondersi le prime anse ad espansioni verticali ed ad orecchio di topo o di tipo falcato. Le forme ceramiche di tradizione BM I scompaiono e si affermano nuovi tipi, ad esempio gli scodelloni carenati hanno ora l’ansa impostata sulla carena e non più dall’orlo alla carena, nelle capeduncole la decorazione a solcature e con motivi solari all’interno della vasca, già sporadicamente apparsa nel BM II A, raggiunge la sua massima frequenza, mentre la decorazione sulla parete esterna a fasci di solcature o a linee a zig zag tende a scomparire, sostituita da solcature molto ampie che delimitano una lieve cordonatura. La maggior parte degli insediamenti palafitticoli del lago di Garda continua ad essere attiva per tutto il BM II A e B e lo stesso avviene per quanto riguarda i bacini inframorenici, ma con maggiori o minori spostamenti di sede verso le aree più elevate, come dimostrano i casi del Lavagnone ed latri ancora poco noti,  vera cesura nella continuità insediatica  si verifica, invece, nella pianura. La maggior parte dei piccoli insediamenti attivi nel BA II e nel BM I non proseguono oltre. Nelle aree meglio conosciute in seguito a sistematiche operazioni di survey, si può osservare che nel corso del BM II avviene una riconfigurazione del modello insediativo: scompaiono e diminuiscono di numero i piccoli abitati, il popolamento si concentra in pochi abitati, ma di maggiori dimensioni, nella media e bassa pianur4a compare per la prima volta un nuovo tipo di insediamento, la terramara, un abitato costituito da case per lo più su pali e racchiuso da un argine e da un fossato perimetrali. Il più antico esempio sembra essere quello delle Baselle, scavato da L. Ruzzenenti nel 1888-89 e databile al BM II A in base alle ceramiche e ai bronzi. L’occupazione del territorio a sud del Po prosegue nel BM II A con la fondazione di importanti terramare, ma si intensifica con un’operazione ampia e sistematica di colonizzazione nel BM II B, quando vengono fondati la maggior parte degli insediamenti terramaricoli. La sostanziale differenza cronologica tra colonizzazione della pianura a nord e a sud del Po è documentata chiaramente, oltre che dalla ceramica, anche dai manufatti in bronzo. In altri casi le differenze possono rispecchiare oltre che una diversa cronologia anche l’adattamento a un ambiente differente. Le cause degli importanti cambiamenti intervenuti tra BM I e BM II A non sono ancora ben chiare. Il fatto che nei bacini inframorenici gli insediamenti tendano ad allontanarsi dalle zone più profonde e a stabilirsi verso le sponde e le zone più elevate e che nello stesso tempo gli abitati della bassa pianura sono dotati di argine e fossato potrebbe essere interpretato come il segno dell’aumento dell’umidità dell’ambiente rispetto ai periodi precedenti. Purtroppo la storia dettagliata del clima nell’età Subboreale  è quanto mai controversa per la difficoltà di datare in maniera puntuale le oscillazioni climatiche e di correlarle alle fasi archeologiche. Mentre gli insediamenti dello BA II e del BM I nella pianura prediligono le aree depresse, quelli del BM II e del BR scelgono i dossi fluviali e le aree più elevate, come è stato messo in luce dai vari ricercatori attraverso lo studio del  microrilievo e l’interpretazione delle foto aeree. La predilezione per gli alti morfologici nella pianura può rispecchiare più che necessità imposte da un clima più umido, esigenze di carattere economico: infatti, le aree sabbiose dei dossi fluviali erano le più favorevoli all’agricoltura, trattandosi di terreni leggeri facili da dissodare con la primitiva attrezzatura dell’epoca. Gli aratri dell’età del bronzo erano del cd. tipo Trittolemo, con bure e ceppo-vomere in un unico pezzo, il tradizionale aratro mediterraneo adatto per terreni leggeri, ma non in grado di dissodare le terre pesanti, argillose e poco permeabili, della bassa Val Padana.

Bronzo Recente

Lo scavo di Ca’ de’ Cessi, con una ricca e articolata sequenza stratigrafica, fornisce una preziosa chiave di lettura per una scansione in fasi del BR. Secondo la nostra periodizzazione il BR ha inizio con la fase Ca’ de’ Cessi 1, caratterizzata dalla massima frequenza delle anse a espansioni verticali e da fogge vascolari e decorazioni che si collegano chiaramente alla tradizione del BM II B. La fase Ca’ de’ Cessi 2 si caratterizza per la frequenza delle anse a espansioni verticali e laterali. Entrambi le fasi costituiscono il BR 1. Con la fase Ca’ de’ Cessi 3 si ha un cambiamento netto nella tipologia delle anse sopraelevate: quelle ad espansioni verticali diventano un elemento residuo in un panorama dominato dalle anse a nastro e a bastoncello. Ca’ de’ Cessi 3 corrisponde al BR 2.L’orizzonte cronologico degli elementi di tipo subappennino e delle antiche fibule ad arco violino. Le tendenze già viste verso la fine del BM si accentuano durante il BR. Nell’anfiteatro morenico del Garda gli abitati sono ubicati prevalentemente in punti elevati. Gli insediamenti palafitticoli lacustri  sono ancora attivi lungo la sponda veronese ed è in questo periodo che le palafitte di Peschiera conoscono la loro massima fioritura, testimoniata da migliaia di oggetti in bronzo. Un altro fenomeno che aveva avuto inizio nel BM II, quello della diversificazione culturale, si accentua nel BR e sono facilmente comprensibili le cause. Durante il BA II e il BM I gli abitati sono piccoli e numerosi; la loro frequenza e la capillare distribuzione sul territorio costituiscono in realtà la prova della loro breve durata e di spostamenti relativamente frequenti, almeno per quanto riguarda la pianura. Con il BM II B e il BR gli abitati della pianura acquistano maggiori dimensioni e maggiore stabilità ed è proprio il vivere in comunità più grandi e permanenti, radicate in territori ben definiti, solo da esse sfruttati, un fattore decisivo per far crescere il senso di identità e di distinzione dagli altri gruppi e di conseguenza la diversità culturale. Altri fattori che agiscono in questo senso sono, ovviamente, l’adattamento ai diversi ambienti e la situazione geografica che determina direzione e grado di intensità dei contatti e degli scambi. Anche nella ceramica degli abitati emergono tipologie a diffusione circoscritta. Gli elementi ceramici tipici del BR della pianura compaiono comunque nella regione benacense. Al Lavagnone, dove l’attuale strato di coltivo si è formato a spese della parte superiore del deposito archeologico, non vi sono più unità stratigrafiche del BR in situ e i materiali di quest’epoca si raccolgono solo nel terreno agrario in un’area circoscritta verso la sponda nord-orientale del bacino. Per i siti palafitticoli sommersi si deve considerare che quasi ovunque i materiali sono stati raccolti in depositi secondari formatisi per l’attività erosiva del moto ondoso, nei quali sono compresenti senza distinzione manufatti di epoche diverse, e che mentre gli oggetti di bronzo si sono conservati più abbondantemente, la ceramiche del BM avanzato e del BR hanno subito maggiormente le conseguenze distruttive dei fenomeni erosivi. Con il BR 2 si giunge alla fine del ciclo culturale iniziato mille anni prima. L’impressione che si ricava dalla possibilità di distinguere in due fasi il BR è che  l’interruzione della vita degli abitati non sia stata un fenomeno improvviso e generalizzato. Già con il passaggio dal BR 1al BR 2 si possono osservare territori abbastanza estesi che sembrano spopolarsi. Importanti abitati fondati nel BM e ancora attivi nel BR 1  conoscono una fase di BR 2. Con la fine del BR 2 tutto il sistema va incontro al collasso definitivo.
 

Alcune conclusioni

1. La storia dell’età del bronzo a nord e a sud del Po è strettamente collegata e non può essere considerata unitariamente, se si vuole comprenderla, ma nello stesso tempo presenta importanti differenze. Si tratta di una storia unitaria perché la popolazione terramaricola dell’Emilia appartiene alla stessa cultura sviluppatasi durante l’età del bronzo nella regioni benacense e transpadana. L’idea di ambiti culturali distinti si è trasmessa, per una sorta di inerzia, ai ricercatori del secondo dopoguerra, tanto è vero che coloro che si sono interessati negli anni 50’ e 60’ del BM-R a nord del Po hanno brancolato nel buio. Ora la ricostruzione della sequenza cronologica dei tutta l’età del bronzo progredisce rapidamente grazie agli scavi condotti con metodo scientifico, non possono esservi dubbi  che la ceramica “terramaricola” del BM II e del BR rappresenti una filiazione diretta di quella “palafitticola” del BM I dei territori del nord del Po, nei quali, inoltre, la ceramica del BM II e BR è simile a quella coeva “terramericola”, fatte salve le differenziazioni regionali. Sono queste le ragioni per cui fin dal 1979 abbiamo utilizzato l’espressione “cultura palaffitticola-terramaricola” per indicare globalmente il BM e il BR della valle Padana.
2. Passando ad esaminare le differenze la più importante ci sembra quella che concerne la durata e l’economia degli abitati. Lungo le rive meridionali del Garda e nei bacini inframorenici ritroviamo tutte le fasi dell’età del bronzo. Qui gli abitati hanno avuto una durata lunghissima. Certamente a volte vi sono stati abbandonamenti definitivi, ma nella maggior parte dei casi domina la stabilità. E’ emerso che nello stesso bacino sono esistiti numerosi nuclei di abitazioni a brevissime distanza tra loro, i quali hanno avuto differenti durate e si sono sviluppati in successione uno dopo l’altro. Si tratta comunque di un unico insediamento e di un’unica comunità che sfruttava il medesimo “bacino di captazione delle risorse”. Le strutture delle abitazione erano costruite con materiali precari, facilmente deperibili e quindi di durata limitata. Incendi, degradi naturali, mutamenti delle condizioni ambientali obbligavano a spostare periodicamente le abitazioni, ma in genere gli spostamenti sono di poche decine o poche centinaia di metri. La lunga durata e l’intensità dell’insediamento nell’area benacense è stata consentita de un ambiente che con la sua varietà di risorse dava maggiore flessibilità a un sistema economico a bassa produttività, e nel quale potevano coesistere meglio che altrove agricoltura, allevamento, raccolta dei prodotti spontanei, pesca uccellagione e caccia. Questa è l’unica area in cui durante l’età del bronzo nell’allevamento si registra un equilibrio tra le tre componenti fondamentali: bue, capra-pecora, maiale. In un’epoca in cui l’agricoltura è a basso rendimento e maggiormente esposta all’incidenza negativa delle avversità naturali, la diversificazione delle risorse assicurava stabilità al sistema. Inoltre, la regione del basso Garda godeva di un’altra favorevole condizione, quella di essere un punto nodale nella rete degli scambi. Vicina ad importanti fonti di materie prime come il rame del Trentino, la selce dei Lessini e del Baldo, d’altra parte reperibile anche sulle colline moreniche, i porfidi e i graniti atesini per le macine, poteva ricevere facilmente anche ambra e stagno grazie ai contatti con il mondo centro europeo.
3. Le carte di distribuzione dei siti per la diverse fasce cronologiche che scandiscono l’età del bronzo, permettono di ricostruire la storia del popolamento della valle Padana. Durante i lunghi secoli del BA I l’insediamento si stabilizza nella regione benacense ponendo le premesse di una lenta ma costante crescita demografica, la quale determinerà nei secoli successivi del BA II e del BM I la colonizzazione della pianura fino al corso del Po. La situazione cambia con il BM II A, quando sorgono i primi abitati terramaricoli a nord e a sud del Po e dopo otto secoli di una lunga ma lenta fase espansiva, verso la fine del BM e l’inizio del BR la crescita demografica sembra subire una rapida impennata, riconoscibile dalla grandiosa e sistematica colonizzazione dell’Emilia e dalla nascita di insediamenti di grandi dimensioni. A sorreggere un incremento demografico di così notevoli proporzioni possono aver contribuito l’introduzione di nuove tecniche nell’agricoltura, come la rotazione biennale e la stabulazione. E’ possibile che nel determinare la nuova congiuntura un ruolo, altrettanto importante sia stato svolto da fattori si carattere socio politico. Non è forse un caso che la svolta avvenga in un momento in cui le necropoli documentano, limitatamente al territorio veronese, l’esistenza di un ceto egemone di guerrieri e quindi di una sorta di autorità politica in grado di assicurare una struttura territoriale stabile, di dirigere e controllare le attività economiche primarie, di garantire la regolarità dei rifornimenti delle materie prime ed anche di qualche bene di lusso come l’ambra.
4. La crisi del 1200 a.C. Nel volgere di poche generazioni all’enorme allargamento dell’areale insediativo e degli spazi coltivati e proprio quando la società stava evolvendosi verso forme di maggiore complessità, segue il crollo del sistema, che può essere causato da una crisi economica e demografica ma anche da accresciuta competizione per le risorse e/o da movimenti di popolazioni o da tutti questi fattori insieme. Poiché il collasso del mondo terramaricolo avviene contemporaneamente alla crisi della Late Bronze Age del Mediterraneo orientale e in un ambito geografico che non è contiguo, ma neppure molto lontano dalla Grecia, non sembra ozioso domandarsi se non vi sia un’interconnessione di qualche genere e se qualche fattore comune non abbia agito nell’Italia settentrionale. E’ probabile che la crisi abbia investito dapprima, e in maniera più radicale, gli abitanti terramaricoli della bassa pianura e di tutta l’Emilia, mentre qualche indizio suggerisce che nell’area transpadana e benacensa la crisi possa essere sopraggiunta più tardi. In Emilia al crollo più o meno improvviso del sistema segue uno spopolamento destinato a protrarsi per almeno quattro secoli, a nord del Po si verifica una discontinuità insediativa poiché la quasi totalità degli abitati attivi durante il BR viene abbandonato e i casi di continuità sono rari .

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