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Il Paleolitico Medio abbraccia un arco di tempo che comprende l'ultimo interglaciale e la prima parte della glaciazione di Würm, all'incirca da 125.000 fino a 40/35.000 anni fa. È il periodo della presenza in Europa dell'uomo di Neanderthal, che grazie allo sviluppo delle tecniche di scheggiatura era in grado di fabbricare un ventaglio più ampio di strumenti, quali raschiatoi, punte, bulini.
I progressi realizzati nella fabbricazione degli strumenti consentirono all'uomo di Neanderthal di vivere e sopravvivere per migliaia di anni in ambienti periglaciali quali i margini della pianura padana e la fascia subalpina durante i periodi di massima espansione dei ghiacciai alpini.
Nell'Italia settentrionale il Paleolitico Medio è ben documentato soprattutto al Riparo Taglientein Valpantena e nella Grotta di Fumane, in provincia di Verona, ed in alcune grotte dei Colli Berici, in particolare le grotte del Broione di S. Berardino.
I resti umani finora rinvenuti e attribuibili all'uomo di Neanderthal sono
molto scarsi e si limitano per lo più a denti (Fumane nei Lessini, S. Bernardino
nei Berici, Monfera presso Borgosesia) e frammenti della
teca cranica (Monfenera).
Soltanto alla Caverna delle Fate presso finale ligure sono stati rinvenuti più consistenti resti del cranio e due mandibole.
I resti faunistici scoperti in associazione a industrie litiche musteriane del Paleolitico Medio in alcuni siti del Veneto dimostrano che l'uomo di Neanderthal cacciava soprattutto lo stambecco, il camoscio, l'orso e il mammuth.
Ritrovamenti del Paleolitico Inferiore e Medio non mancano nel territorio bresciano, come ad es. a Monte Rotondo (Montichiari), sul cordone morenico più esterno - morena di Carpenedolo - risalenti al Pleistocene medio.
A Castenedolo manufatti del Paleolitico Medio e Superiore
sono stati raccolti nei depositi di loess tardo pleistocenici, che ricoprono
ghiaie fluvioglaciali fortemente pedogenizzate. A Ciliverghe
un'industria litica musteriana è stata rinvenuta nella copertura loessica
tardo pleistocenica e può essere attribuita al Würm antico. Manufatti
ascrivibili al Paleolitico Inferiore e soprattutto Medio sono stati rinvenuti
sul Monte Baldo, a quote superiori ai 1110m, nelle zone
cioè che non hanno subito l'azione di erosione e distruzione da parte dei
ghiacciai durante la grande espansione glaciale Würmiana. È
possibile, quindi, che i manufatti di Bornade e di Monte
Gabbione, conservati nel Museo, provengano da paleosuperfici pleistoceniche
erose e distrutte dal ghiacciaio Würmiano.
Tra 38.000 e 36.000 anni da oggi, durante la parte centrale della glaciazione
Würmiana, caratterizzata da un susseguirsi di fasi leggermente temperate,
che hanno consentito un aumento della copertura arborea e la formazione
di suoli (interpleniglaciale), ha avuto inizio la diffusione in Europa dell'uomo
anatomicamente moderno e delle industrie litiche del Paleoltico Superiore,
caratterizzate dalla prosuzione di supporti laminari per la confezione di
una molteplicità di strumenti (bulini, grattatoi, perforatori, punte e lame
a dorso, punte foliate, geometrici) e dall'utilizzo dell'osso, dell'avorio
e soprattutto dei palchi di corna della renna o del cervo per fabbricare
punte, zagalie, arpioni. La più antica industria introdotta in Europa dall'uomo
moderno è denominata Protoaurignaciano e si trova nei Balcani;
da qui si è diffusa nell'Italia settentrionale e nella parte più meridionale
dell'Europa centrale, in un'epoca in cui nella penisola italiana (complesso
Uluzziano) e nell'Europa occidentale (complesso Chatelperroniano)
persisteva ancora l'uomo di Neanderthal.
Il Protoaurignaciano è ben documentato nella Grotta di Fumane,
nei Lessini (VR), con un'importante serie stratigrafica che si sovrappone
al Musetriano finale e che è stata datata per mezzo del C14 tra 36.800 e
34.200 da oggi. Come ha osservato A. Broglio, passando dal livello A4 a
quello A3 avviene un cambiamento culturale molto radicale: scompare l'industria
litica musteriana e fanno la loro comparsa nuove strutture d'abitato, come
buche di palo e focolari ben strutturati, le indistrie su lama, la lavorazione
dell'osso, oggetto ornamentali quali conchiglie di origine mediterranea
forate per la sospensione e manufatti decorati come costole di erbivori
con sequenze di tacche.
Recentissima è la scoperta di alcune schegge di pietra, staccatesi dalla
volta, dipinte con ocra rossa, su due delle quali è leggibilie ancora l'immagine
di una figura umana e di un animale.
Complessi aurignaciani classici sono presenti sempre a Fumane, nei livelli
superiori della sequenza (D3), al Monte Avena in provincia
di Belluno, alla Bagaggera in comune di Rovagnate (Lecco).
Dalla fine dell'interpleniglaciale (28.000-27.000 da oggi) fino all'apice
del clima freddo nel secondo pleniglaciale Würmiano (22.000-20.000
da oggi) si diffondono in Europa i complessi Gravettiani. Nell'Italia settentrionale
sono stati individuati pochi siti di quest'epoca, probabilmente bivacchi
dei cacciatori che nei mesi estivi si spingevano dino a verso le zone perigliaciali.
L'incrudimento climatico e la massima avanzata dei ghiacciai alpini deve
aver fatto arretrare verso sud il popolamento umano.
Nel successivo tardigliaciale, a partire da circa 16.000 anni a.C. (15.000
BP in cronologia non calibrata), il ritiro delle fronti dei ghiacciai è
stato molto rapido lungo il versante meridionale delle Alpi e la regressione
dei grandi ghiacciai all'interno di tutte le vallate dell'arco alpino ha
consentito il ripopolamento della vegetazione e della fauna e anche dell'uomo.
Il tardiglaciale è scandito da fasi fredde (Dryas I, II, III) e da interstadiali temperati (pre-Bölling, Böolling, Ållerod), durante i quali di alternano rispettivamente clima freddo, arido, steppe, praterie alpine con scarsa vegetazione arborea, specie montane come lo stambecco e l'alce, e clima tempreato, umido, riforestazione e comparsa di specie termofile come il cervo, il capriolo e il cinghiale.
In questi millenni, mentre nell'Europa occidentale si sviluppano le culture soluterana prima e maddaleniana poi, a sud delle Alpi e in tutto l'ambito mediterraneo prosegue la tradizione gravettiana con complessi di industrie litiche che vengono denominate Epigravettiano.
L'Epigravettiano è attestato dai numerosi siti, appartenenti alle fasi evolute
e finali, nei Monti Lessini, lungo la valle dell'Adige dalla Val Lagarina
fino al Trentiono-Alto Adige, nell'altopiano di Asiago, nell'altopiano di
Folgaria (VI), nella valle del Cismon nel Bellunese, nell'altopiano di Piancavallo
(PN), nel riparo di Biarzo lungo il Natisone. In provincia di Brescia è
noto a Cividate Camumo e a Paitone. I siti archeologici più importanti per
lo studio dell'Epigravettiano sono il Riparo Tagliente
nei Lessini, il Riparo Villabruna nella valle del Cismon,
il Riparo di Biarzo nel Friuli.
Durante il tardiglaciale i cacciatori epigravettiani hanno colonizzato le vallate alpine e si sono spinti fino alle alte quote inseguendo la loro preda preferita, lo stambecco. All'inizio del tardigliaciale lo stambecco e il camoscio erano presenti negli ambienti a prateria e steppa ai margini della pianura e delle Prealpi. Con i profondi cambiamenti ambientali innescati dalla deglaciazione si diffuse nellle vallate prealpine e alpine la vegetazione arborea, insieme ad animali come i cervi, i caprioli e i cinghiali, mentre gli stambecchi dal fondovalle si ritirarono nelle aree montane. Durante i mesi estivi gli epigravettiani di recavano sugli altopiani e nei territori montani, fino al limite tra la vegetazione arborea e la prateria, a quell'epoca intorno a 1.550 m di quota, per dare la caccia agli stambecchi. È questo il motivo per cui tra 12.500 e 10.000 a.C. sono frequenti i siti epigravettiani nelle aree montane del Veneto e del Trentino.
Il museo Rambotti conserva il materiale proveniente dall'unico sito epigravettiano
finora scoperto nell'anfiteatro morenico del Garda, il laghetto
di Polecra. L'industria litica epigravettiana è stata raccolta
in superficie dal G.A.D. e soprattutto da Silvio Colombo nel corso degli
anni Ottanta. Il laghetto si trova poco meno di tre chilometri a S-E di
Lonato, sul cordone morenico rissiano, a 220 metri di quota. Un tempo aveva
un'espansione di circa 75 metri, ora e ridotto a soli 50. Lungo il versante
nord-occidentale del laghetto sono stati raccolti molti manufatti e anche
scarti di lavorazione in tre aree distinte. Per quanto si tratti di raccolte
di superficie, i dati tipologici indicano l'appartenenza del complesso di
Polecra all'Epigravettiano recente quale documentato nelle serie superiori
del Riparo Tagliente (tagli 10-6, databile dall'interstadio di Bölling
agli inizi di quello di Ållerod, e precedente le ultime manifestazioni
dell'Epigravettiano, come quelle di Val Lastari, del Riparo Dalmeri,
del riparo Soman (unità 57), di Andalo e di Viotte
del Bondone. La datazione calibrata del complesso di Polecra dovrebbe
oscillare intorno al 14.000 - 12.500 a.C.
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