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Per la preistoria più antica quando si viveva esclusivamente
di caccia e raccolta (Paleolitico e Mesolitico), la documentazione archeologica
è costituita soltanto da strumenti litici, fabbricati scheggiando
e ritoccando determinate pietre. In realtà si utilizzava largamente
anche il legno e a partire dal Paleolitico Superiore l'osso e il corno,
ma la conservazione dei manufatti in materiale organico deperibile è
estremamente rara, poiché richiede condizioni anaerobiche che in
genere si presentano solo nelle torbiere.
Per fabbricare strumenti e utensili si sceglievano pietre che hanno
la proprietà di sfaldarsi facilmente producendo spigoli taglienti,
come ad es. la selce, il quarzo, il diaspro, l'ossidiana, il cristallo
di rocca, e, in mancanza di questi, anche materiali meno adatti come ciottoli
di lava, calcare o travertino. Il più importante di questi materiali
è la selce, ampiamente diffusa in Europa e reperibile sotto forma
di noduli o masselli in alcune formazioni geologiche e in depositi alluvionali
o sotto forma di ciottoli nelle morene e nel greto dei fiumi. La selce
è una roccia silicea di origine sedimentaria, prodotta dall'aggruppamento
di resti silicizzati organogenici, come ad es. gli scheletri dei radiolari,
ed è caratteristica delle formazioni calcaree giurassiche e cretaciche,
mentre analoghe rocce silicee di formazioni geologiche differenti prendono
il nome di "chert".
I processi di fabbricazione degli strumenti di pietra scheggiata mostrano
una chiara evoluzione tecnologica nel corso del tempo, ma anche una grande
unità e continuità attraverso il concatenamento e la filiazione
delle varie tecniche. Le innovazioni aggiunsero operazioni tecniche nuove
senza che quelle antiche fossero abbandonate.
La nascita dell'utensile si verifica tra 2,5 e 2 milioni di anni fa
nell'Africa orientale ad opera dell'Homo habilis. Un ciottolo intenzionalmente
scheggiato in modo da ottenere un margine tagliente costituisce il primo
strumento artificiale, fabbricato da un primate bipede che classifichiamo
proprio per questo fatto nel genere Homo e che si colloca sulla diretta
linea ancestrale della nostra specie. Le più antiche industrie litiche,
l'Olduvaiano e l'Acheuleano, hanno avuto una durata immensa, all'incirca
un milione di anni ciascuna. L'Acheuleano, il cui autore è l'Homo
erectus, si è diffuso in Europa a partire da circa 600-500 mila
anni fa. Il gesto tecnico di queste più antiche industrie è
quello della percussione diretta: un ciottolo o un nucleo vengono colpiti
con un percussore di roccia dura in modo da staccare alcune schegge e creare
un bordo tagliente corto e irregolare.
L'utilizzazione dell'impronta lasciata dallo stacco delle schegge come
nuovo piano di percussione aprì la via alla fabbricazione di forme
più complesse, con una sgrossatura più o meno completa di
un ciottolo o di un nucleo in modo da ottenere un bifacciale di forma ovale
o a mandorla. Alla sgrossatura per percussione diretta si aggiunse in seguito
il ritocco con percussore tenero di legno duro, di osso o di corno, che
consentiva di regolarizzare e affilare i bordi taglienti dei bifacciali,
o di preparare un nucleo per staccare schegge di forma predeterminata (tecnica
levalloisiana).
Questi progressi furono realizzati probabilmente da forme avanzate
di Homo erectus o da forme arcaiche di Homo sapiens.
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