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Gli archeologi hanno dato il nome di "età del Bronzo" al periodo
di preistoria europea e asiatica nel quale gli uomini sviluppano la metallurgia
del rame e delle sue leghe, ma non fanno ancora uso del ferro.
L'inizio dell'età del Bronzo varia a seconda delle società
e delle culture. Nel Vicino Oriente precede di un millennio il nascere
delle culture del Bronzo in Europa (circa2200 a.C.) e coincide, come più
tardi in Cina, con tempi ormai storici. Le società di questi paesi
hanno espresso una civiltà di tipo urbano e conoscono la scrittura.
In Grecia e nell'Egeo l'età del Bronzo vede fiorire la civiltà
minoica e quella micenea, un periodo che i Greci dell'età classica
ricorderanno come "l'età degli Eroi".
Le culture che nascono e si sviluppano nel resto d'Europa dispongono
di una tecnologia e di un'economia produttiva non molto diverse da quelle
del Mediterraneo orientale. Eppure, sul piano socio-culturale esistono
marcate differenze. La civiltà egizia, ad esempio, non è
tecnologicamente più avanzata di quelle europee: costruisce le piramidi
senza l'uso di attrezzi di bronzo e di ferro, ignora la ruota per tutto
l'Antico Regno, ma possiede una società complessa e diversificata,
un'economia molto sviluppata e un livello culturale e artistico di estreme
raffinatezza.
Il III millennio, l'epoca in cui si compie l'indoeuropeizzazione dell'Europa,
è caratterizzato da una grande instabilità determinata dalle
migrazioni di interi popoli. Al confronto, l'età del Bronzo è
un'epoca di relativa stabilità. I grandi gruppi culturali si consolidano
e si determina un forte incremento demografico. Al di là delle particolarità
culturali locali furono fenomeni comuni a gran parte d'Europa la colonizzazione
di nuove terre a scopo agricolo, il sorgere di abitati stabili, la diffusione
della metallurgia del bronzo, il moltiplicarsi degli scambi, il progressivo
emergere di ceti socialmente dominanti all'interno di comunità ancora
poco articolate.
La metallurgia del bronzo conosce un periodo di grandi innovazioni
tecnologiche: si scoprono vari tipi di leghe, anche in funzione dall'oggetto
da produrre, si creano vari tipi di matrici, si perfeziona la fusione a
cera persa, si producono lamine metalliche. Alcuni manufatti, come le cuspidi
di lancia, raggiungono una perfezione tecnico-formale che non richiederà
modificazioni per secoli o millenni.
In conseguenza di questo fervore creativo e tecnologico le attività
di scambio registrano uno sviluppo senza precedenti. All'inizio il metallo
è usato soprattutto per la fabbricazione di oggetti d'ornamento
e di prestigio, come armi dalla decorazione sofisticata, e quindi non incide
sulla base produttiva primaria della società. Nel corso dell'età
del Bronzo, tuttavia, gli utensili e gli strumenti da lavoro che per secoli
erano stati fabbricati in selce, in pietra levigata, in osso o in corno,
vengono a poco a poco sostituiti da manufatti metallici. Asce, scalpelli,
lesine e punteruoli, martelli e incudini, lame, coltelli, falci e roncole
sono fusi in bronzo.
Verso la fine dell'età del Bronzo, in alcune regioni come la
Transilvania e l'area nord-alpina occidentale, la lavorazione dei metalli
si svolge ormai su larga scala con una produzione in serie.
La diffusione della metallurgia determina una serie di cambiamenti
che incidono fortemente sull'assetto socio-economico delle comunità
del Bronzo.
Innanzitutto una vasta rete di scambi per il rifornimento delle materie
prime (rame, stagno, piombo) si estende a tutta l'Europa favorendo il diffondersi
di nuovi prodotti, ma anche di nuove idee. In secondo luogo, la presenza
del nuovo gruppo sociale costituito dagli artigiani metallurghi, con la
loro attività fortemente specializzata, porta ad un'accentuazione
della visione sociale del lavoro.
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