III.14 L'età del Bronzo in Europa



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Innovazioni tecniche e cambiamenti sociali.

Gli archeologi hanno dato il nome di "età del Bronzo" al periodo di preistoria europea e asiatica nel quale gli uomini sviluppano la metallurgia del rame e delle sue leghe, ma non fanno ancora uso del ferro.
L'inizio dell'età del Bronzo varia a seconda delle società e delle culture. Nel Vicino Oriente precede di un millennio il nascere delle culture del Bronzo in Europa (circa2200 a.C.) e coincide, come più tardi in Cina, con tempi ormai storici. Le società di questi paesi hanno espresso una civiltà di tipo urbano e conoscono la scrittura.
In Grecia e nell'Egeo l'età del Bronzo vede fiorire la civiltà minoica e quella micenea, un periodo che i Greci dell'età classica ricorderanno come "l'età degli Eroi".
Le culture che nascono e si sviluppano nel resto d'Europa dispongono di una tecnologia e di un'economia produttiva non molto diverse da quelle del Mediterraneo orientale. Eppure, sul piano socio-culturale esistono marcate differenze. La civiltà egizia, ad esempio, non è tecnologicamente più avanzata di quelle europee: costruisce le piramidi senza l'uso di attrezzi di bronzo e di ferro, ignora la ruota per tutto l'Antico Regno, ma possiede una società complessa e diversificata, un'economia molto sviluppata e un livello culturale e artistico di estreme raffinatezza.
Il III millennio, l'epoca in cui si compie l'indoeuropeizzazione dell'Europa, è caratterizzato da una grande instabilità determinata dalle migrazioni di interi popoli. Al confronto, l'età del Bronzo è un'epoca di relativa stabilità. I grandi gruppi culturali si consolidano e si determina un forte incremento demografico. Al di là delle particolarità culturali locali furono fenomeni comuni a gran parte d'Europa la colonizzazione di nuove terre a scopo agricolo, il sorgere di abitati stabili, la diffusione della metallurgia del bronzo, il moltiplicarsi degli scambi, il progressivo emergere di ceti socialmente dominanti all'interno di comunità ancora poco articolate.
La metallurgia del bronzo conosce un periodo di grandi innovazioni tecnologiche: si scoprono vari tipi di leghe, anche in funzione dall'oggetto da produrre, si creano vari tipi di matrici, si perfeziona la fusione a cera persa, si producono lamine metalliche. Alcuni manufatti, come le cuspidi di lancia, raggiungono una perfezione tecnico-formale che non richiederà modificazioni per secoli o millenni.
In conseguenza di questo fervore creativo e tecnologico le attività di scambio registrano uno sviluppo senza precedenti. All'inizio il metallo è usato soprattutto per la fabbricazione di oggetti d'ornamento e di prestigio, come armi dalla decorazione sofisticata, e quindi non incide sulla base produttiva primaria della società. Nel corso dell'età del Bronzo, tuttavia, gli utensili e gli strumenti da lavoro che per secoli erano stati fabbricati in selce, in pietra levigata, in osso o in corno, vengono a poco a poco sostituiti da manufatti metallici. Asce, scalpelli, lesine e punteruoli, martelli e incudini, lame, coltelli, falci e roncole sono fusi in bronzo.
Verso la fine dell'età del Bronzo, in alcune regioni come la Transilvania e l'area nord-alpina occidentale, la lavorazione dei metalli si svolge ormai su larga scala con una produzione in serie.
La diffusione della metallurgia determina una serie di cambiamenti che incidono fortemente sull'assetto socio-economico delle comunità del Bronzo.
Innanzitutto una vasta rete di scambi per il rifornimento delle materie prime (rame, stagno, piombo) si estende a tutta l'Europa favorendo il diffondersi di nuovi prodotti, ma anche di nuove idee. In secondo luogo, la presenza del nuovo gruppo sociale costituito dagli artigiani metallurghi, con la loro attività fortemente specializzata, porta ad un'accentuazione della visione sociale del lavoro.

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