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Il bronzo, lega di rame e di stagno, cominciò a diffondersi in
Europa poco dopo il 2000 a. C. In alcune regioni già da millecinquecento
anni si conosceva e utilizzava il rame, a volte in lega con larsenico.
Nelle fasi più arcaiche dellantica età del Bronzo (2250
1900 a. C.), soprattutto nellEuropa centrale e nellItalia settentrionale,
si passò alluso del rame ottenuto per smelting di minerali tipo
Fahlerz, la cui riduzione consentiva di produrre un rame con piccole percentuali
di antimonio, arsenico, argento e nichel, che sommandosi davano leffetto
di una lega e quindi una maggiore durezza. Ad esempio, lascia a margini
rialzati scoperta nella palafitta più antica del Lavagnone, la stessa
in cui è venuto alla luce laratro, è stata fabbricata con
questo tipo di rame.
Verso il 1900 a. C. si osserva la comparsa e poi la rapida diffusione
della lega di rame e stagno in gran parte dellEuropa. Il bronzo era già
noto da molto tempo nel Vicino Oriente ma la sua produzione era sempre
stata piuttosto limitata e aveva coesistito con luso del rame puro e della
lega di rame e arsenico. A partire dagli inizi del II millennio a. C. anche
nel Vicino Oriente, così come nellEgeo e in Grecia, la diffusione
della lega di rame e stagno si generalizza e soppianta le precedenti forme
di metallurgia.
A cosa sia dovuto questo fenomeno non sappiamo bene, specialmente perché
rimane un problema irrisolto la precisa provenienza dello stagno durante
il II millennio a. C. Lo stagno, infatti, è un metallo particolarmente
raro. Fino a tutto il XVIII sec. a. C. lo stagno utilizzato nelle civiltà
del Vicino Oriente arrivava da est, probabilmente dallAfghanistan, lo
stesso paese da cui proveniva il lapislazzuli. Durante il I millennio a.
C., cioè nelletà del Ferro, così come poi anche in
età romana, lo stagno proveniva dalle regioni atlantiche (Cornovaglia,
Bretagna, Galizia), come è attestato sia da fonti antiche sia dalla
documentazione archeologica.
Secondo una vecchia tesi, la scoperta della lega rame-stagno in Europa
è avvenuta nella regione dellErzgebirge, dove ci sono depositi
di stannite e cassiterite. Mancano, tuttavia, prove archeologiche del loro
sfruttamento in età preistorica.
Al contrario dello stagno il rame era ampiamente diffuso e importanti
giacimenti si trovavano in Irlanda, in Inghilterra, nella penisola iberica,
in Linguadoca, in Toscana, nella Slovacchia, in Transilvania, nei Balcani.
Per molte di queste regioni si hanno prove archeologiche dello sfruttamento
avvenuto nelletà del Bronzo o del Ferro, ad es. per le miniere
di calcopirite di Cabrières presso Montpellier, di Mount Gabriel
in Irlanda, delle Colline Metallifere in Toscana.
Importanti erano sicuramente i giacimenti di rame dellErzgebirge in
Sassonia, ma le miniere delletà del Bronzo meglio conosciute sono
quelle delle Alpi Orientali.
Nella zona di Mühlbach Bischofshofen lampia documentazione archeologica
della miniera del Mitterberg ha permesso di ricostruire le tecniche estrattive,
i processi del trattamento del minerale per ridurre il rame e perfino di
effettuare stime sulla quantità di rame prodotto in un anno (ca.
20 tonnellate), il numero dei lavoratori impiegati (180) e le dimensioni
del disboscamento operato per alimentare le fornaci (8 ettari allanno).
Al Mitterberg le gallerie venivano scavate in lieve pendenza fino a
raggiungere una lunghezza massima di 160 m.
Per sfruttare le vene di pirite di rame si utilizzava il metodo del
fuoco, che facilitava la disgregazione della roccia. Per favorire la ventilazione
e la fuoriuscita del fumo, oltre che per raccogliere lacqua sul fondo,
venivano scavate, partendo da un primo pozzo, due gallerie che si congiungevano
verso il fondo e la galleria inferiore veniva provvista di unarmatura
di legno.
Numerose località con concentrazioni di scorie di separazione
di materiale e resti di fornaci per la riduzione del metallo sono note
nel Trentino e nellAlto Adige, ad es. sullaltopiano del Lavarone e di
Luserna, al passo Redebus, a Kurtatsch. Quasi certamente da qui proveniva
il rame utilizzato dagli abitati palafitticoli del Garda e da quelli terramaricoli
della pianura Padana.
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