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Dopo aver raggiunto il punto di fusione del metallo, il crogiolo contenente
la lega di rame e stagno allo stato liquido doveva essere versato nella
forma di fusione che recava l'impronta al negativo dell'oggetto che si
voleva fabbricare.
Gli stampi potevano essere di pietra o di terracotta, aperti a monovalve
o chiusi a due valve.
Gli stampi aperti erano usati nell'età del Rame e nelle fasi
arcaiche del Bronzo Antico, in seguito rimasero a lungo in vigore per alcuni
manufatti come le falci, che dovevano avere una faccia piana, anche se
in realtà gli stampi per questi oggetti erano chiusi da una pietra
piatta.
Le pietre più comunemente utilizzate per gli stampi erano l'arenaria,
il gres, la steatite, la pietra ollare, e gli schisti micacei.
Gli stampi di pietra sono più diffusi di quelli di terracotta,
almeno nell' Italia settentrionale. Certamente occorreva molto tempo per
fabbricarli, ma poi potevano essere utilizzati ripetutamente per produrre
rapidamente una serie di oggetti sempre identici. L'uso di stampi multipli,
in cui ogni faccia serviva come matrice di un oggetto diverso, è
ben documentato a partire da una fase avanzata del Bronzo Medio.
Gli stampi bivalvi erano provvisti di fori ciechi in cui inserire perni
per l'esatta collimazione delle due parti, e di sottili canalette di sfiato.
Dall'area della cultura di Polada prima e benacense-terramaricola poi
provengono almeno una settantina di forme di fusione, la quasi totalità
in pietra. Le matrici più frequenti sono per asce, cuspidi di lancia
e falci, quindi per pugnali, rasoi,spilloni e spade.
Gli stampi di terracotta offrivano il vantaggio di una rapida preparazione,
di un raffreddamento piu' lento (mentre un raffreddamento rapido del metallo
durante la colata poteva rendere il pezzo disomogeneo) ma lo svantaggio
di servire una sola volta. Per fabbricare stampi di terracotta si utilizzavano
modelli di legno per imprimere l'impronta del manufatto, poi l'argilla
veniva fatta seccare e quindi cuocere. Al momento dell'uso il nucleo refrattario
era avvolto con un rivestimento di argilla più' grossolana. Dopo
la colata, per recuperare il manufatto, la forma doveva essere spezzata.
L'uso del modelli di legno e' comprovato non solo da ritrovamenti effettuati
in Irlanda, ma anche dall' osservazione frequente della trama delle fibre
del legno riprodotta sulla superficie dei manufatti, specialmente nel caso
delle lame di spada.
Per i manufatti che dovevano avere una parte interna cava, come le
cuspidi di lancia con innesto a cannone o le impugnature di pugnali e spade,
veniva posizionata nella forma di fusione un' anima in cotto, che poi poteva
essere eliminata dall'oggetto finito come nel caso delle cuspidi di lancia
che dovevano essere innestate sull' asta di legno, o conservata come nel
caso delle impugnature.
La fusione a cera persa era già praticata nell' età del
Bronzo e poteva essere utilizzata per fusioni piene di oggetti di piccole
dimensioni o per fusioni cave di oggetti più grandi.
Nella tarda età del Bronzo si diffonde anche l'uso di stampi
bivalvi di bronzo, soprattutto per le asce. Sono molto numerosi nell'area
della metallurgia atlantica (Irlanda, Inghilterra, Francia e Spagna), mentre
compaiono piu' sporadicamente in Italia e altrove.
Poiché l' uso di matrici di bronzo per fusioni di manufatti
in bronzo non trova alcun riscontro nella metallurgia moderna, si è
discusso a lungo sull' effettiva funzionalità di questi stampi,
che è stata tuttavia confermata da prove sperimentali. Era sufficiente
una leggera ingubbiatura della faccia interna della matrice con talco o
polvere di carbone per prevenire una saldatura dell'oggetto fuso al suo
stampo.
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