V.29 L'aratro del Lavagnone



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Il più antico aratro del mondo.

L'aratro del Lavagnone risale ad una fase iniziale della cultura di Polada (circa 2000 a.C.) ed è il più antico aratro del mondo che sia giunto sino a noi. L'aratro preistorico è uno strumento costruito interamente in legno che, come ogni materiale organico, in normali condizioni di giacitura, nei nostri climi, si decompone; solo in condizioni anaerobiche, come quelle di una torbiera, il legno si conserva perfettamente. Scoperto nel 1978 in uno strato torboso, incastrato tra i pali dell'insediamento palafitticolo del Lavagnone, l'aratro è stato restaurato presso il laboratorio del Römisch - Germanisches Zentraimuseum di Mainz. E' in legno di quercia e, come tutti gli aratri, si compone di tre elementi: a) il ceppo-vomere o corpo lavorante; b) la bure che permette di attaccare lo strumento al giogo; c) la stegola, una sorta di timone che consente di guidare direzione e profondità dei solchi. La diversità della forma di ceppo-vomere, bure e stegola e il modo in cui sono tra loro connessi determinano il tipo di aratro. Quello scoperto al Lavagnone appartiene al tipo detto di Trittolemo con bure e ceppo-vomere in un unico pezzo, ricavato da una biforcazione di un ramo di quercia e stegola inserita ad incastro nel ceppo. Il vomere vero e proprio, che non è stato ritrovato, era inserito in una scanalatura praticata sulla faccia inferiore del ceppo e fissato con una serie di legacci. Il vomere era la parte dell'aratro più soggetta ad usura e rottura, per cui era prevista la possibilità di sostituirla con una lama di ricambio. La parte terminale della bure è stata lavorata in modo da poter essere articolata con la stanga cui era connessa. Insieme all'aratro sono stato ritrovate tre stegole e metà dei giogo. L'aratro di Trittolemo rientra nella categoria degli aratri a zappa, un tipo che si è mantenuto pressoché invariato nel corso dei secoli sino all'introduzione dei mezzi meccanici. Il ceppo-vomere lavora orizzontalmente e la bure si presenta ricurva. E' uno strumento adatto a lavorare terreni leggeri, già dissodati e pianeggianti. Come tutti gli aratri preistorici e protostorici, quello di Trittolemo ha vomere simmetrico, una caratteristica tecnica che non consente di rivoltare la zolla e quindi di areare il terreno rendendolo più fertile. Le culture dell'età dei Bronzo in Italia conoscono solo aratri del tipo di Trittolemo, il più diffuso in tutta la preistoria e protostoria europea. Sono aratri dei tipo di Trittolemo quelli ritrovati nelle torbiere della Danimarca, Germania settentrionale e Ucraina e anche quelli raffigurati sulla ceramica greca nel VI e V sec. a.C. e nell'arte delle situle nel V sec. a. C. Anche il giogo ritrovato al Lavagnone è un reperto eccezionale essendo certamente uno dei più antichi sinora scoperti. E' un pezzo lavorato con cura ed eleganza. E' costituito da una barra cilindrica che si inarca ai lati per aderire al garrese dei buoi e che termina in un grosso pomello modanato. Il giogo era fissato alla stanga per mezzo di legacci agganciati ai tre denti presenti al centro della barra. Corregge in cuoio, passanti attraverso i fori rettangolari praticati ai lati, legavano l'animale al giogo. Un frammento di giogo analogo è venuto alla luce a Fiavé (Trento) nell'abitato degli inizi della media età dei Bronzo (circa 1600-1500 a.C.). Diversi gioghi sono stati scoperti in Ucraina in tombe a carro della cultura delle Catacombe (seconda metà dei III millennio a.C.) e della cultura transcaucasica dei II millennio a.C., in Georgia e in Armenia, quindi più recenti dell'esemplare del Lavagnone. Numerosi gioghi sono poi conosciuti nell'età del Ferro europea, il più noto dei quali, per il perfetto stato di conservazione, è quello di La Tène, dei III-II sec. a.C. Nelle raffigurazione delle mastabe egizie dell'Antico Regno (2686 - 2160 a.C.) il giogo è sempre rappresentato come una barra rettilinea direttamente legata alle corna dei buoi, un uso che non viene del tutto abbandonato anche in epoche successive. Nel modellini di legno deposti nelle tombe del Medio Regno (2134 -1778 a.C.) il giogo appare invece collocato sul garrese dell'animale. Al Louvre e al Museo di Berlino si possono osservare alcuni gioghi dell'antico Egitto perfettamente conservati : in alcuni casi non si conoscono i dati del ritrovamento, in altri si tratta di esemplari molto più recenti del giogo del Lavagnone e risalenti al VII -VI sec. a.C.

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