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Le genti neolitiche europee continuarono per lunghi secoli a praticare la caccia, la
pesca e la raccolta, perché le loro tecniche agricole erano ancora troppo primitive per
garantire una produzione di cibo sufficiente alla sopravvivenza della comunità.
La loro agricoltura era ciclica e itinerante : non conoscendo le tecniche per rinnovare la
fertilità del suolo con la concimazione e la rotazione dei coltivi, la terra si esauriva
rapidamente. Ecco perché i villaggi neolitici avevano una durata molto breve, non più di
8-15 anni.
Anno dopo anno si abbatteva un tratto di foresta e si dissodavano nuovi terreni. Quando i
campi diventavano troppo lontani, si abbandonava il villaggio per trasferirsi altrove.
Nel corso del IV millennio a.C. si verifica quasi una seconda rivoluzione neolitica. Gli
animali non vengono più allevati esclusivamente come produttori di carne, ma anche per i
loro prodotti secondari, in particolare latte e lana, e come forza di trazione.
Le innovazioni più importanti furono l'utilizzazione del latte per l'alimentazione umana
e per la produzione di formaggi e burro e lo sfruttamento del vello della pecora per la
filatura di lana e quindi per la tessitura. Il diffondersi della pecora lanosa è
indirettamente dimostrato dal comparire, nel tardo Neolitico, di fusarole e pesi da telaio
in terracotta.
Effetti rivoluzionari per la vita delle genti neolitiche ebbe anche l'aggiogamento dei
buoi per la trazione di carri a quattro ruote e dell'aratro. I buoi domestici della
preistoria europea erano di piccole dimensioni e appartenevano a due specie, una a corna
spesse e lunghe e una a corna sottili e corte. Infatti il processo di domesticazione ebbe
come effetto una progressiva diminuzione che tocco' il suo culmine nell'età del Bronzo,
quando l'altezza del garrese era di circa cm. 112-115, in confronto ai cm. 135 delle
specie moderne. Oltre all'aratro in legno e all'ascia di pietra verde levigata, uno
strumento di grande importanza per l'agricoltore neolitico è la falce con corpo in legno
sagomato e lama costituita da elementi in selce.
Le falci più antiche sono in realtà dei coltelli messori ( vale a dire usati per
mietere). Il loro uso è testimoniato dal sickle gloss, la caratteristica lucentezza
prodotta sul taglio della lama dallo sfregamento dei granelli di silice contenuti nello
stelo dei cereali. I coltelli messori dritti o leggermente ricurvi, senza soluzione di
continuità tra manico e corpo, compaiono per la prima volta in Palestina, in Egitto, in
Mesopotamia e nei Balcani.
La falce messoria a lama ricurva e impugnatura distinta è attestata in Mesopotamia fin
dal V millennio a.C. e in Egitto dalla
I dinastia ( circa 3000 a.C. ).
In Egitto, un paese tecnologicamente poco innovatore, questo strumento rimarrà più o
meno inalterato nel corso del tempo: supporto in legno e lama formata da diversi elementi
in selce incastrati nella scanalatura e fissati con mastice.
Nell'Europa del Neolitico e dell'età del Rame predominano i coltelli messori con lama
formata da un solo elemento in selce incastrati nella scanalatura e fissati con mastice.
Nell'Europa del Neolitico e dell'età del Rame predominano i coltelli messori con lama
formata da un solo elemento in selce, a volte inserito obliquamente ( Egolzwil 3, cultura
del Bicchiere Imbutiforme ), ma più spesso parallela al corpo dello strumento.
In Italia l'evoluzione della falce è molto ben documentata nelle culture dell'età del
Bronzo. Si tratta di uno strumento ancora legato alla tradizione dell'industria litica,
non un prodotto della nuova metallurgia.
Nelle fasi più arcaiche della cultura di Polada vi è un coltello messorio a corpo e
manico dritto, in legno, terminante in una lunga appendice obliqua, che serviva per
riunire gli steli dei cereali in un fascio. Esemplari più o meno completi sono venuti in
luce in vari siti poladiani compreso il Lavagnone.
Nelle fasi più recenti della cultura di Polada si diffonde la falce del tipo detto
"a mandibola", non molto diversa dagli esemplari scoperti in Egitto.
Al Lavagnone è stato trovato il corpo in legno di una falce in corso di lavorazione,
privo della scanalatura in cui venivano inseriti gli elementi in selce. Questo tipo di
falce continuo' ad essere usato nella media età del Bronzo, come dimostrano gli
innumerevoli elementi di falcetto di selce caratteristici degli abitati di quest'epoca e
un esemplare completo ritrovato a Flavé nella palafitta della Zona 1.
Ma già nel Bronzo Medio, sia in Italia che in buona parte d'Europa, si incominciano a
fabbricare falci in bronzo. I nuovi strumenti in metallo hanno una forte diffusione nel
Bronzo Recente e Finale, mentre i tradizionali falcetti con gli elementi in selce
progressivamente tendono a scomparire dagli abitati.
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