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La campagna padana che ci è familiare con la sua geometria di
campi coltivati , filari di alberi, fossi e rogge è un passaggio
totalmente artificiale. E' il risultato di una lunga e complessa successione
di eventi naturali, ma soprattutto umani che ne ha trasformato l'assetto
originario.
Quando le popolazioni mesolitiche, attraverso i primi contatti con
la penisola, acquisirono i rudimenti della pratica agricola e della domesticazione
degli animali selvatici, la pianura padana era ricoperta da una estesa
foresta di querce, olmi, carpini, frassini, tigli e ontani.
I primi agricoltori incominciarono a tagliare il bosco e a dissodare
il suolo probabilmente con l'uso del fuoco. I loro villaggi, immersi nella
foresta, erano di piccole dimensioni e di breve durata e la loro agricoltura
era primitiva ed itinerante.
Soltanto con l'età del Bronzo si sviluppa un'agricoltura più
evoluta e produttiva. Molti villaggi diventano stabili e a volte perdurano
per due o tre secoli.
L'impressionante moltiplicarsi degli insediamenti in quest'epoca ci
parla di un forte incremento demografico (nella Padania centrale i villaggi
del Bronzo Medio - Recente sono qualche centinaio) per certo risultato
di un'agricoltura discretamente produttiva e capace di rinnovare la fertilità
dei terreni e quindi di coltivare le stesse aree per periodi prolungati.
Lo strumento principale della nuova agricoltura produttiva è
l'aratro. A differenza del bastone da scasso e della zappa, l'aratro consente
una lavorazione più rapida, meno faticosa e più produttiva.
Il singolo agricoltore è in grado di coltivare superfici più
estese e di dissodare il suolo più in profondità favorendone
l'areazione e perciò una maggiore fertilità. Insediamenti
stabili presuppongono anche l'alternanza dei coltivi: le genti del Bronzo
dovevano conoscere la necessità di lasciare riposare il terreno
se non addirittura alternare i coltivi facendo seguire alle colture cerealicole
campi ad erba.
L'aratro con il vomere in legno non era certamente in grado di dissodare
i pesanti suoli argillosi della bassa pianura, dove con ogni probabilità
saranno state usate le tecniche arcaiche dell'incendio.
Ci sono molti fattori che ci testimoniano l'importante ruolo svolto
nella lavorazione del latte: strumenti, contenitori, attingitoi, fornelli.
Dalla palafitta di Flavé proviene, ad esempio, un frullino in legno,
che era quasi certamente utilizzato nella produzione del burro.
Che i prodotti caseari fossero importanti nell'economia delle popolazioni
dell'età del Bronzo è dimostrato indirettamente dall'età
di abbattimento degli animali. Dalle analisi condotte sui resti ossei venuti
in luce in diversi insediamenti è risultato che un'alta percentuale
di individui sia capri-ovini che bovini è stata abbattuta in età
adulta dopo i tre anni. Questo dato indica che gli animali venivano allevati
per sfruttarne il latte, la lana e la forza di trazione.
Gli insediamenti del Bronzo Recente hanno restituito numerosi fornelli
con piastra forata. Questo particolare denota la necessità di ottenere
una temperatura controllata, da mettere forse in relazione alla lavorazione
del latte per la produzione di formaggi.
Le tazze attingitoio, infine, con anse fortemente sopraelevate e appendici
ramificate, caratteristiche del Bronzo Medio - Recente, potevano avere
la funzione di attingere la pasta casearia ancora calda dal recipiente
posto sul fornello.
Una delle componenti fondamentali dell'alimentazione era certamente
il pane. A Ledro e a Bande di Cavriana sono state ritrovate pagnotte di
farina macinata in modo grossolano. Il rinvenimento di resti di pane è
naturalmente un fatto molto raro. Una scoperta eccezionale è avvenute
nel 1976 nel villaggio neolitico di Twann (Berna). Qui è venuta
in luce una pagnotta di forma circolare, carbonizzata e raggrinzita, che
ha dimostrato come fin dal 3550 a. C. in Europa si producesse un pane fatto
di farina di frumento fine, ben setacciata. Il pane dell'Europa preistorica
era senza lievito. L'uso del lievito, caratteristico dell'Egitto, si diffonderà
in Grecia in epoca storica e diventerà comune nel resto d'Europa
solo durante l'età romana.