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Il termine Mesolitico designa un periodo della preistoria caratterizzato da microliti
di forma geometrica, successivo all'ultima glaciazione e anteriore al diffondersi
dell'agricoltura, intermedio quindi tra Paleolitico e Neolitico. In realtà i limiti
cronologici superiore e inferiore sono un po fluidi e variano da regione a regione.
Il processo del cambiamento in alcune regioni fu graduale e affonda le sue radici
nell'età tardo-glaciale, quando, specialmente nelle zone mediterranee, i
cacciatori-raccoglitori paleolitici cominciarono ad adattarsi ad un ambiente che diventava
sempre più temperato.
L'arco di tempo interessato dalle culture mesolitiche è caratterizzato da grandi
cambiamenti climatici che trasformarono profondamente i territori ed i paesaggi europei,
creando nuovi ambienti naturali. Negli ultimi tempi del Tardoglaciale ebbe inizio il
processo di deglaciazione. In base allo studio dei foraminiferi dei sedimenti del fondo
dell'Atlantico e alle variazioni degli isotopi stabili dell'ossigeno e del carbonio nei
ghiacciai della Groenlandia, è stato calcolato che l'aumento della temperatura durante
l'interstadiale di Alleröd (10800-9900 a.C.) sia stato di oltre 7 gradi. Il paesaggio
della tundra scomparve dalla maggior parte della Francia e dell'Europa centrale e con esso
la renna. Il fronte dell'immensa calotta glaciale che scendeva fino ai Paesi Bassi, alla
Germania settentrionale e al nord della Russia cominciò ad arretrare, mentre i grandi
ghiacciai della catena alpina si ritiravano alle medie ed alte quote. Nel successivo Dryas
III, tra 9900 e 9300 a.C., il clima diventò nuovamente molto freddo, ma la renna non
tornò più nei territori abbandonati e le fronti glaciali non scesero più a latitudini e
a quote così basse come quelle raggiunte prima dell'oscillazione calda di Alleröd.
Con la fine del Dryas III verso il 9300 a.C. termina il Pleistocene, l'età delle
glaciazioni, ed ha inizio l'Olocene, il periodo geologico recente in cui ancora viviamo,
caratterizzato da un clima sostanzialmente simile a quello attuale, con oscillazioni di
temperatura e umidità/aridità piccole in confronto a quelle pleistoceniche.
La successione delle zone polliniche definita per la prima volta nell'Europa
settentrionale scandisce i tempi olocenici, vale a dire gli ultimi 1100 anni della storia
della terra: Preboreale ( 9300-7825 a.C.), dal clima temperato e secco; Borale
(7825-6800a.C.), dal clima caldo e umido, ma con oscillazioni fresche e umide;
Sub-Atlantico (da 800 a.C. ad oggi, fresco e umido, con oscillazioni calde).
Nel corso del Preboreale e del Boreale la temperatura aumentò progressivamente, per
raggiungere il suo massimo nell'Atlantico, le grandi calotte glaciali dei poli diminuirono
di volume e si innalzò il livello degli oceani e dei mari. In 2500 anni il livello del
mare salì di circa 60 metri, attestandosi a -40/-20 rispetto alla quota attuale, che
sarà raggiunta soltanto tra la fine dell'Atlantico e l'età storica. Verso il 7300 a.C.
l'Inghilterra rimase separata dal continente. Nella penisola scandinava all'aumento del
livello del mare corrispose il fenomeno isostatico di sollevamento delle terre liberate
dal peso delle enormi masse di ghiaccio: in conseguenza di questi fattori contrastanti
l'area del golfo di Bothnia passò da lago sbarrato dai ghiacci a mare a Yoldia, quindi a
lago ad Ancylus, per ritornare verso il 5500-5000 a.C. ancora a mare (a Litorina).
La piattaforma continentale invasa dalle acque della Manica, del Mare del Nord e del
Baltico fu persa per l'insediamento umano, ma contemporaneamente si liberavano spazi
ancora più grandi per lo scioglimento della calotta glaciale.
Ai cambiamenti nell'estensione della terra e del mare si accompagnarono le trasformazioni
del paesaggio: la grande foresta temperata si diffuse progressivamente da sud verso nord,
soppiantando i paesaggi aperti della tundra.
Nell'Europa centro-settentrionale alla foresta rada di betulle e pini del Preboreale,
seguì quella di Pini e il massimo della diffusione del Nocciolo nel Boreale, quindi la
foresta densa del Querceto misto (quercia, olmo, ontano, carpino).
I grandi branchi di erbivori migratori di grossa taglia che popolavano gli spazi aperti
della tundra scomparvero: alcuni come il mammuth, il rinoceronte lanoso o il cervo gigante
si estinsero, altri come la renna migrarono verso le latitudini più settentrionali o
verso est come il cavallo, e furono sostituiti dal cervo, dal cinghiale, dal Bos
primigenius, dal daino e nelle aree montane dall'alce, animali che vivono in gruppi più
piccoli e che non hanno un marcato comportamento migratorio. Nel bosco denso che ricoprì
l'Europa crebbe il numero e la varietà della piccola fauna di mammiferi.
La sommersione della piattaforma continentale determinò condizioni favorevoli per la
ricchezza in quantità e diversità della fauna marina nelle acque poco profonde lungo le
zone costiere e lo stesso fenomeno si verificò in molte aree lagunari e lacustri.
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