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Gli eco-sistemi postglaciali erano più complessi e meno stabili
di quelli dell'età tardo glaciale, poichè i cambiamenti stagionali
nella vegetazione e nella fauna diventarono più marcati e la quantità
e il numero delle specie animali più suscettibili di fluttuazioni
periodiche, non sempre prevedibili. Con l'estensione della foresta temperata
si verificò una diminuzione della biomassa dei grandi erbivori gregari,
che costituivano l'ineusaribile fonte di cibo delle popolazioni del Paleolitico
Superiore. Questo fatto, unitamente alla scomparsa della grande arte delle
caverne, ha indotto a ritenere il mesolitico un periodo di decadenza. In
realtà, di fronte ai grandi cambiamenti ambientali i Mesolitici
hanno saputo adottare nuove strategie economiche, consistenti nello sfruttamento
di una gamma più ampia di biotipi e in modo più intenso e
completo: caccia grande e piccola caccia, pesca, uccellagione, raccolta
intensiva dei molluschi e di tutte le risorse vegetali disponibili. Per
realizzare le nuove strategie economiche erano necessarie nuove tecnologie
e il Mesolitico fu un periodo di significative conquiste anche nel campo
della tecnologia.
L'evoluzione delle industrie litiche è una conseguenza diretta
dei cambiamenti nelle tecniche della caccia. La caratteristica principale
delle industrie mesolitiche è il microlitismo. Dai nuclei di selce
si ottenevano lamelle e microlamelle, che erano ritoccate per fabbricare
strumenti di piccole dimensioni, a volte di piccole dimensioni, a volte
di pochi millimetri di lunghezza. I microliti erano destinati a essere
inseriti in un supporto di legno o di osso e fissati con resina di corteccia
di betulla o di altre essenze vegetali (pino, agrifoglio, vischio, cardo),
a volte impastata con cera d'api e riscaldata a fuoco lento. La proliferazione
delle armature microlitiche, spesso di forma geometrica (semiluna, triangoli,
trapezi) corrisponde all'uso ormai generalizzato dell'arco.
Il propulsore, caratteristico del Paleolitico Superiore, permetteva
di scagliare giavellotti o arpioni a breve distanza ed il suo uso era possibile
in spazi apertissime la tundra, ma non nella foresta temperata. Per cacciare
il cervo o il cinghiale nella foresta era indispensabile un'arma più
veloce e precisa: l'arco.
La grande quantità di armature microlitiche nei siti mesolitici
è la prova indiretta della caccia con l'arco. Gli archi e le frecce
più antichi finora ritrovati provengono dall'Europa Settentrionale.
A Stellmoor, un sito della cultura di Ahrensburg, è stato trovato
un arco in legno di pino, databile al Dryas III. Le frecce in legno di
pino con armature microlitiche fissate con resina di pino scoperte a Loshult
nella Svezia meridionale risalgono al Preboreale. Le frecce di Vinkel e
di Holmegaard, sempre in pino, e gli archi di Holmegaard, in legno di olmo,
lunghi 1,5 - 1,9 m., sono di età boreale e appartengono alla cultura
di Maglemose.
E' probabile che l'arco sia stato inventato già alla fine
del Paleolitico Superiore e che fosse di uso corrente nelle culture epigravettiane
dell'area mediterranea e in quelle epipaleolitiche del vicino Oriente,
dove i microliti erano già ampiamente diffusi e le trasformazioni
ambientali prodotte dal miglioramento del clima avvennero precocemente
rispetto all'Europa continentale e settentrionale.
Per comprendere l'importanza dell'arco bisogna tenere presente che
la capacità di penetrazione di un proiettile si deve all'energia
cinetica che conserva al momento dell' impatto, la quale è funzione
della massa e della velocità. Con il propulsore si possono scagliare
lance, giavellotti, arpioni anche fino a 100 m., ma la velocità
è bassa e la precisione scarsa, per cui è necessario avvicinarsi
molto alla preda per avere successo.
Al contrario, la tensione della corda dell'arco conferisce alla freccia
una velocità molto elevata, superiore a 100 km. all'ora. Una freccia
del peso di 15-30 gr. Compie una traiettoria di 100 m. in poco più
di 3 secondi e conserva un'energia d'impatto superiore ai pallini da caccia
di calibro 14. Alla velocità l'arco unisce una grande precisione
di tiro: non è più necessario avvicinarsi molto alla preda,
poichè un animale avvistato a 60-70 m. di distanza è virtualmente
morto. Le armature microlitiche pesano in genere tra 0,5 e 2,0 gr. e rispondono
quindi perfettamente ai requisiti richiesti per una freccia.
La maggiore efficacia nella caccia resa possibile dall'arco, unitamente
alle nuove strategie economiche di sfruttamento di una più ampia
gamma di risorse, ha avuto rilevanti conseguenze sociali e culturali: maggiore
sicurezza di cibo ha prodotto un incremento demografico tra le 5 e le 10
volte rispetto al Paleolitico Superiore; grazie all'arco le bande di cacciatori,
a differenza di quanto avveniva nel Paleolitico, possono essere più
piccole e più autonome e le comunità possono essere formate
soltanto da poche famiglie; rispetto all'azione collettiva richiesta dalla
caccia ai grandi branchi di erbivori gregari del Paleolitico acquista maggiore
importanza l'azione del singolo cacciatore.
Minore dimensione dei gruppi e forte incremento demografico determineranno
un'occupazione più capillare del territorio e una maggiore diversificazione
culturale.
Gli abitati mesolitici sono piccoli e di breve durata, per lo più
soltanto stagionale. Le abitazioni, costruite in materiali leggeri e deperibili,
hanno lasciato poche tracce: buche di palo disposte in modo da delimitare
uno spazio circolare, ovale o quadrangolare, allineamenti o cerchi di pietre
che servivano per bloccare la base di tende rotonde o rettangolari, piattaforme
di travi e cortecce di betulla, conservatesi negli ambienti umidi, pavimentazioni
di pietre. La frequentazione di ripari sotto roccia è ben documentata
soprattutto nell'Europa meridionale e nella regione alpina.
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