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Lo studio dei pollini, dei carboni, dei resti micro-e macro-faunistici
raccolti in ciascun livello nei siti pluristratificati di Romagnano, Pradestel
e Vatte di Zambana (TN) ha permesso di delineare l'evoluzione del clima
e dell'ambiente dall'inizio dell'età olocenica.
L'area della Val d'Adige sembra essere stata interessata da un ritiro
dei ghiacciai già durante il tardoglaciale; a quell'epoca un grande
bacino lacustre era racchiuso tra le morene della conca di Trento. L'aumento
progressivo della temperatura, non accompagnato da un analogo incremento
nella piovosità, causò l'insorgere di un clima caldo e arido,
con la conseguente scomparsa della flora e della fauna pleistoceniche e
determinò la diffusione di associazioni faunistiche e floristiche
mediterranee anche in aree montane. Le fasi più antiche del Mesolitico,
ricadenti nei periodi climatici Preboreale e Boreale, vedono ancora un'ampia
diffusione del pino silvestre montano e di micromammiferi che prediligono
ambienti freddi (es. microtus nivalis). Tra gli animali cacciati prevale
decisamente lo stambecco. In seguito si assiste a una sensibile diminuzione
di tali specie, a favore di specie termofile: ha inizio così la
diffusione dei boschi di latifoglie e del querceto misto, che culminerà
nel periodo Atlantico, alla cui fase iniziale sono riferibili le industrie
castelnoviane. Anche l'incidenza dello stambecco diminuisce a favore di
specie caratteristiche degli ambienti forestali quali il cervo, il capriolo
e il cinghiale.
L'economia del Mesolitico si basa sullo sfruttamento di risorse alimentari
molto diversificate: le tradizionali attività di caccia ai grandi
mammiferi vengono integrate da pesca, raccolta di molluschi di acqua dolce
(Unio) e uova, caccia a tartarughe, lontre, castori, uccelli.
Le condizioni climatiche e ambientali sembrano aver influenzato in
misura notevole le scelte insediative delle comunità di cacciatori-raccoglitori
mesolitici. Durante il Sauveterriano ai siti di fondovalle (es. Romagnano
Loc. III, Pradestel, Vatte di Zambana, Riparo Gaban, Riparo Soman) si associa
l'occupazione di aree ad alta quota, tra i 1800 e 2300 m. Si tratta per
lo più di ripari o di siti all'aperto, ubicati in prossimità
di zone di passo o di bacini lacustri sulle Dolomiti, sulle Alpi Aurine
e Sarentine, sul M. Baldo e sul M. Pasubio. Tra i più importanti
si possono citare i siti dei Laghetti di Colbricon (1908-2100 m), quelli
del Passo Oclini, del Pian dei Laghetti, del Lago delle Buse, e il riparo
I del Plan de Frea, in Alta Val Gardena (1930 m.). La frequentazione di
siti d'alta quota, ai limiti tra i boschi e le praterie, è stata
messa in relazione alla caccia allo stambecco e al camoscio, animali costretti
a migrare in aree montane montane in seguito ai mutamenti climatici insorti
con l'oscillazione di Allerod : si tratterebbe dunque di accampamenti stagionali
secondari, complementari a quelli di fondovalle. Lo studio dei manufatti
litici consente di formulare ipotesi circa la funzione dei diversi siti:
a Colbricon 1, per esempio, è stata messa in luce un'area di officina
litica, adiacente a un focolare; si tratterebbe dunque di un bivacco
in cui si confezionavano strumenti per la caccia. Al contrario, il sito
6, a quota più elevata, ha restituito solo alcune categorie di manufatti,
con predominio delle armature, che suggeriscono una sua funzione di sito
di avvistamento della selvaggina.
Vi sarebbero dunque siti di sussistenza, ubicati in prossimità
del lago, e siti di crinale, ad essi complementari, adibiti all'avvistamento
e alla caccia.
Durante il Castelnoviano si assiste invece a una generale attenuazione
della frequentazione della località d'alta quota, causata verosimilmente
dalla graduale scomparsa dello stambecco; ai siti di fondovalle, che continuano
ad essere occupati, si assoociano ora siti di collina e di pianura. Siti
castelnoviani sono noti anche nell'area occidentale (M. Cornizzoli-CO-,
Liguria) e sull'Appennino Tosco-emiliano (Passo della Comunella, Lama Lite-RE-).
Le strutture d'abitato.
I dati relativi alle strutture abitative del Mesolitico sono purtroppo
molto lacunosi : a Romagnano Loc III, nel livello AC datato al Sauveterriano,
si sono rinvenuti resti di una capanna parzialmente distrutta dai lavori
di cava; si tratta di una depressione circolare interpretata come fovea
per il focolare, di una buca di palo e di un acciottolato piuttosto regolare.
Una buca analoga e diversi pozzetti sono stati messi in luce anche al Riparo
Gaban.
Nel riparo I di Plan de Frea I (Sauveterriano medio) è stato
portato alla luce un fondo di capanna di forma piriforme, leggermente infossato
e addossato alla parete del riparo. Una serie di grosse pietre poste lungo
il perimetro aveva forse lo scopo di ancorare la copertura di pelli.
Il sito 1 del Colbricon (Sauveterriano antico, 7420+-130 a.C.) presenta
una fovea per focolare, accanto a cui si sono distinti aree con concentrazioni
di manufatti di diverse categorie, una delle quali interpretabile come
officina litica.
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