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Le prime scoperte risalgono alla seconda metà dell' '800 durante lo sfruttamento delle torbiere di Iseo. Dopo un lungo periodo di assenza di ricerche in questo settore della preistoria, indagini di superficie, talora seguite da scavi regolari, a partire dagli anni '70 hanno fatto conoscere diversi siti mesolitici nelle valli bresciane e nell'anfiteatro morenico del Garda. Le recenti e importanti scoperte nel territorio del comune di Lonato si devono tutte al Gruppo Archeologico di Desenzano, grazie in particolare all'attività di S. Colombo, O. Righetti e F. Verardi.
Le industrie sauveterriane del Mesolitico antico.
Complessi a triangoli sono stati individuati a est e ovest del passo
di Ravenola, sella naturale che separa Val Camonica e Val di Caffaro. Lungo
la sponda nord del lago ovest di Ravenola (1943 m. slm) e quella ovest
del laghetto Dasdana (1875 m. slm) sono stati raccolti nuclei, punte a
dorso, micro e ipermicro-lamelle.
Ricerche di superficie condotte tra 1987 e 1989 lungo la sponda nord-est
di un laghetto inframorenico ormai intorbato a sud di Castel Venzago, hanno
portato alla scoperta di due siti, uno dei quali - Cascina Navicella 1
- ha restituito 5 triangoli, insieme a segmenti, punte a due dorsi, punte-troncature,
nuclei e microbulini. Un geometrico triangolare e un microbulino sono stati
rinvenuti lungo la sponda sud del medesimo bacino. L'alta percentuale di
triangoli scaleni lunghi a base corta induce a inquadrare il sito nell'ambito
del Sauveterriano medio-recente, che ricade nel periodo climatico Boreale.
Il vicino sito di Cascina Navicella 2 ha invece restituito manufatti castelnoviani.
Un complesso a triangoli è stato recentemente individuato presso
Cascina Val Maione lungo la dorsale tra media Val Camonica e alta Val Trompia.
Industrie Castelnoviane.
Una fase di transizione tra Sauveterriano e Castelnoviano pare rappresentata
nel sito Sopra Fienile Rossino, sull'altopiano carsico di Cariadeghe (925
m. slm) a nord di Serle e a sud del passo che conduce alla Val Sabbia.
Nel corso di alcune campagne di scavo è stata messa in luce
una struttura a pozzetto con adiacente buca di palo, riempita di
terreno ricco di materiale organico, frustoli carboniosi e manufatti litici.
Sono stati rinvenuti grattatoi, troncature, becchi, triangoli, ipermicroliti
e molti trapezi, per lo più in selce locale.
La presenza di nuclei, prenuclei e microbulini dimostra che la materia
prima era scheggiata in loco. Si è ipotizzato che questo sito fosse
occupato solo stagionalmente e fosse complementare agli altri segnalati
sul medesimo altopiano, per lo più in corrispondenza di una via
di comunicazione con la pianura a sud, le valli di Caino a ovest e la Val
Sabbia a nord e nord-est. Le analisi condotte sui carboni e su resti vegetali
hanno consentito una ricostruzione del clima e dell'ambiente: in seguito
a un aumento della temperatura e dell'umidità, caratteristico del
periodo Atlantico, si ha lo sviluppo di boschi a latifoglie con quercia,
frassino, faggio, acero, salice, mentre Cyperaceae e Typha indicano che
doveva trattarsi di un ambiente palustre. La presenza di gusci di nocciola
ha portato a pensare che la frequentazione avvenisse tra l'inizio dell'autunno
e la primavera. La datazione radiocarbonica colloca il sito all'inizio
del periodo climatico Atlantico (4860 a.C. ca.).
Sullo spartiacque tra Val Trompia e Val Camonica sono stati identificati
alcuni siti dislocati lungo le sponde dei laghetti del Crestoso, a 2000
m. slm., uno dei quali è oggetto di scavo dal 1987. Il livello antropico
è interessato dalla presenza di un focolare, i cui carboni hanno
fornito una datazione di 4840 + o - 120 a.C., di pozzetti ricchi
di carboni e ciottoli e di buche di palo che forse delemitavano un atelier
litico. L'industria è su selce di provenienza non locale, ma gli
strumenti furono fabbricati sul posto partendo da quattro nuclei e la maggior
parte di essi non sembra essere stata usata. Il 70% degli strumenti è
costituito da geometrici, per lo più trapezi. Il diagramma
pollinico indica un incremento della vegetazione termofila a spese del
pino e delle conifere. L'ambiente doveva essere ricco di foreste e la frequentazione
umana sembra essersi limitata a una breve stagione.
Siti castelnoviani sono documentati sopratutto nell'area delle colline
moreniche: presso le torbiere di Iseo e a Provaglio, a Case Vecchie presso
Lonato, al Lavagnone (Desenzano), a Cascina Navicella 2 e Fornasetta (Lonato),
ad Abbadia S. Vigilio (Pozzolengo). Nel sito di Monte Gabbione, un piccolo
bacino inframorenico ai piedi dell'omonimo rilievo tra Castel Venzago
e Pozzolengo, sono stati rinvenuti trapezi, grattatoi, troncature e nuclei.
Il ritrovamento di armature trapezoidali in associazione a fauna esclusivamente
ittica al Sasso di Manerba, ha indotto all'ipotesi che esse fossero pertinenti
ad arpioni per la pesca.
Durante il periodo Boreale sono attestati sopratutto siti ad alta quota o su fondo valle, in prossimità di laghetti e di zone di passo; essi appaiono occupati stagionalmente per attività venatorie. I ritrovamenti di Cascina Navicella 1 mostrano tuttavia che fin dal Sauveterriano erano frequentate anche le sponde dei bacini lacustri inframorenici. Le mutate condizioni climatiche all'inizio del periodo Atlantico portarono a uno stanziamento più stabile in prossimità di stagni e laghi della fascia sub-alpina e le frequentazioni dei siti ad alta quota diventarono più sporadiche.
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