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Il bacino del Lavagnone
Il Lavagnone è una delle numerose piccole conche lacustri delimitate dai cordoni morenici di origine glaciale, caratteristiche del paesaggio a sud del lago di Garda.Oggi dell’antico lago, che si è progressivamente trasformato in una torbiera, non sopravvive che una piccola zona paludosa, che occupa la parte centro-occidentale della conca.
Le sponde del bacino furono frequentate a partire dal 6500 a. C. da gruppi mesolitici Castelnoviani e successivamente durante il Neolitico Antico, Medio e Recente; le fasi cronologiche meglio documentate, però, sono quelle dell'età del Bronzo, quando il bacino fu abitato senza interruzione dalle fasi iniziali del Bronzo Antico (fine del III millennio) al Bronzo Recente (XIII sec. circa a. C).
I primi rinvenimenti di cui si ha notizia avvennero tra il 1880 e il 1886 in seguito ai lavori di estrazione della torba. Il bacino fu poi prosciugato grazie ad un fosso scolmatore, completato nel 1911.
Una prima collezione di manufatti dell’età del Bronzo fu costituita durante la prima guerra mondiale dall'avv. Mosconi di Lonato in occasione dello sfruttamento della torba. I materiali raccolti sono conservati ed in parte esposti
presso il Museo Rambotti di Desenzano.
Nel corso degli anni '20 e '30 la messa a coltura del bacino determinò l'affioramento di un'ingente quantità di manufatti preistorici oggetto di raccolta da parte del prof. Nicodemi e del dott. Papa (attualmente disperse).

Raccolte di superficie furono effettuate da studiosi e appassionati fra cui F. Zorzi (1938), F. Fussi, E. Süss, L. de Minerbi, A. Marangoni,  e più recentemente dal Gruppo Archeologico "La Palafitta" di Desenzano, P. Pegoraro ed E. Merici.
I primi scavi furono promossi da O.M. Acanfora ed affidati a B. Barich (1971) e successivamente a R. Perini (1974-1979).
A partire dal 1989 sono riprese le ricerche da parte dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell'Università degli Studi di Milano sotto la direzione del prof. R. C. De Marinis con la collaborazione del Museo G. Rambotti, il sostegno del comune di Desenzano del Garda e della Regione Lombardia.
Vi collaborano, inoltre, per le datazioni dendrocronologiche il prof. P. J. Kuniholm , The Malcolm and Carolyn Wiener Laboratory for Aegean and Near Eastern Dendrochronology at Cornell University (Ithaca, New York) e il dott. Cesare Ravazzi, palinologo del CNR, che assistito dalla sua équipe, si occupa delle analisi paleobotaniche
Le ricerche si concentrano in tre settori di scavo, allineati lungo un asse nord-est/sud-ovest di circa 120 m, in modo da poter osservare la sequenza stratigrafica e la consistenza dei depositi archeologici a partire dalla sponda nord-orientale verso il centro del bacino:

  • il settore A, situato in prossimità del centro del bacino, ha inglobato il precedente scavo di R. Perini (settore I) e misura circa 90 m2;
  • il settore B, anch’esso di 90 m2 circa, situato in corrispondenza dell’antica sponda, a 70 m di distanza dal settore A;
  • il settore C, infine, posto in posizione intermedia come raccordo tra i precedenti, è situato all’inizio del tratto pianeggiante che segue al lievissimo declivio spondale.

 

aree di scavo

Posizionamento dei settori di scavo

Il Lavagnone nel Bronzo Antico I A
All'inizio dell'antica età del Bronzo il livello delle acque del piccolo lago del Lavagnone era sceso considerevolmente in confronto a quello dell’età mesolitica e neolitica; a partire da circa 80 metri dalla scarpata morfologica che segna l’antica linea di riva, dove il suolo si presentava pianeggiante, sorse un villaggio di tipo palafitticolo.

L’impianto del villaggio sembra obbedire già ai suoi esordi ad una pianificazione complessa, che si esplicò in alcuni impegnativi interventi: nel punto in cui il terreno cominciava a diventare pianeggiante fu costruita una palizzata, individuata per un limitato tratto in corrispondenza del settore C. Sembra plausibile che questa struttura delimitasse a est, nel tratto esposto verso la terra asciutta, il villaggio palafitticolo. Inoltre, per raggiungere più agevolmente l’area interessata dall’abitato, a partire dalla sponda nord-orientale venne anche costruito un sentiero di legno (timber track way).

I resti della trackway sono stati individuati in corrispondenza del settore B; è costituita da un fitto intreccio di travi e ramaglie, stese sul suolo torboso sterile. Le datazioni dendrocronologiche riferiscono la realizzazione della trackway al 2077 ± 10 BC, e alla medesima fase risale anche la palizzata.Il primo orizzonte insediativo, coevo alla trackway e alla palizzata, è testimoniato da una palafitta a pali isolati in area periodicamente esondata. Negli scavi del settore I, II e III di Perini e nel settore A è venuta alla luce la fitta palificata che sosteneva l’impalcato aereo su cui erano impostate le abitazioni. Nei 90 m2 del settore A ne sono venuti alla luce più di 200, che in parte appartengono alla palafitta del Lavagnone 2 e in parte a quella dell’orizzonte culturale immediatamente successivo (Lavagnone 3). Le recenti analisi dendrocronologiche effettuate dal prof. Kuniholm su un campione di 148 elementi lignei hanno permesso di calcolare il periodo di vita della palafitta del Bronzo Antico I A – Lavagnone 2 in circa 65 anni. L'attività e l'uso comportò periodiche riparazioni e rifacimenti, documentati da fasi di taglio intermedie, datate al 2010-2008, 1994-1992 BC.

La palizzata

La Timber Track Way

Il Lavagnone nel Bronzo Antico I B
In questa fase l’assetto generale dell’insediamento non muta sensibilmente; il fatto di maggior rilievo è rappresentato da una differente tecnica costruttiva impiegata per l’impianto della palificata del settore A. Qui, dopo che un incendio decretò la fine dell’abitato più antico, intorno al 1984 a. C. fu costruita una nuova palafitta, i cui pali sono in parte dotati di un plinto di fondazione.

Si tratta di tavole rettangolari con al centro un foro passante: la parte inferiore del palo veniva assottigliata e inserita nel foro del plinto. In questo modo il peso si scaricava su una superficie più ampia e si otteneva una maggiore solidità della fondazione, impedendo lo sprofondamento nel terreno poco consistente. L’introduzione dei plinti fu probabilmente determinata dal mutamento delle condizioni del suolo su cui insisteva l’abitato; infatti esso non si affacciava più direttamente sullo specchio lacustre, ma fu edificato sul deposito creatosi durante la fase precedente. 
I livelli d’uso di questa fase sono caratterizzati da un complesso di materiali definito Lavagnone 3, inquadrabile in una fase un poco più evoluta del Bronzo Antico (Bronzo Antico I B).Il Lavagnone 3 si è protratto almeno fino al 1916 BC; questa è la data dendrocronologica disponibile più recente.

Un plinto in situ

Il Lavagnone nel Bronzo antico I C
Questa fase non è documentata nell’area verso il centro del bacino già interessata dalle palafitte del Bronzo Antico I A e I B, ora temporaneamente abbandonata. Infatti, l’abitato si sposta verso la sponda.

In corrispondenza del settore B, la fascia di terreno contiguo alla timber trackway viene interessata da massicci cumuli di scarico di ceramiche, resti di pasto e deiezioni derivanti dalla pulitura di focolari.
La presenza di questi accumuli presuppone l’esistenza di strutture abitative, probabilmente non costruite a livello del suolo; tali strutture sono evidentemente esterne all’area finora indagata, a ridosso del limite nord-occidentale del settore Al Lavagnone mancano, per il momento, date dendrocronologiche per questa fase, ma i materiali presentano caratteristiche di maggiore recenziorità rispetto al complesso del Bronzo Antico I B (Lavagnone 3) emerso dallo scavo del settore A; inoltre questo orizzonte è ben confrontabile con la fase più antica dell’abitato palafitticolo di Canàr di S. Pietro Polesine, in provincia di Rovigo, per la quale si hanno date dendrocronologiche verso il 1869-1859 BC.

Distribuzione dei materiali nel settore B

Il Lavagnone nel Bronzo Antico II
Le fasi più recenti del Bronzo Antico al Lavagnone possono essere studiate in tutti e tre i settori indagati.

Allo stato attuale delle ricerche, nel settore B questa fase è testimoniata solo da livelli di riporto che si sovrappongono direttamente, senza soluzione di continuità, a quelli del Bronzo Antico I C. Nel settore C i livelli del Bronzo Antico II sono stati solo parzialmente scavati; appaiono ricchi di materiali ceramici, ma non è ancora stato possibile definire le caratteristiche delle strutture d’abitato, che probabilmente non risulteranno differenti da quelle del settore A.
Nel settore A, rioccupato dopo l’abbandono del Bronzo Antico I C, si è in presenza di strutture di abitati su strati di bonifica. Qui, per bonificare il suolo umido del deposito torboso formatosi nel corso del Bronzo Antico I A e I B e per creare un piano regolare su cui collocare le abitazioni furono stesi del riporti di limi sabbiosi gialli, per uno spessore di 10-17 cm, e con ogni probabilità un impiantito ligneo formato da assi e travi, che si è solo in parte conservato.
I materiali provenienti dai livelli relativi al Bronzo Antico II (Lavagnone 4) sono caratteristici dell’orizzonte della ceramica decorata nello stile di Barche di Solferino, che nel sito palafitticolo di Fiavé (Trentino) corrisponde al complesso del Fiavè 3, dal quale proviene un’ascia a margini rialzati in bronzo del tipo Langquaid, caratteristica a nord delle Alpi del Bronzo A 2b.

Il Lavagnone nel Bronzo Medio I
Nel settore A non vi è interruzione di continuità abitativa tra il BA II (Lav. 4) e il BM I (Lav. 5 e 6).
All'abitato su bonifica del Lav. 4 succede un abitato all'asciutto. E' stata riconosciuta un'alternanza tra livelli ricchi di reperti ceramici e faunistici e livelli poveri di resti culturali. Tale alternanza ha rappresentato una guida per l'individuazione di due fasi di occupazione, entrambe riferibili al momento iniziale della media età del Bronzo (BM I).
I dati strutturali conservatisi sono relativamente modesti, poiché se in fase di scavo sono state riconosciute sul terreno numerose buche di palo che, in entrambe le fasi di frequentazione, risultano concentrate in determinate aree, non sono stati individuati significativi allineamenti né tipologie abitative. Lo stesso quadro è offerto dalla parte superiore del deposito archeologico nel settore C, mentre nel settore B materiali del BM I si ritrovano soltanto in deposizione secondaria.

Le strutture nel Settore A

Il Lavagnone nel Bronzo Medio II
In un momento di passaggio dal BM I al BM II A l'abitato, abbandonata la parte più prossima al centro del bacino (settori A e C), si sposta verso la sponda orientale (settore B), dove viene costruita una capanna a pianta rettangolare direttamente sul suolo.

Il terreno era stato precedentemente bonificato con una serie di gettate di limo e di materiali di scarico comprendenti ceramiche, ossi animali e rifiuti. Questi materiali hanno restituito un complesso ceramico cronologicamente omogeneo e inquadrabile nel BM I. Lo scopo della bonifica era duplice: da una parte livellare il terreno in un punto in cui è leggermente in declivio, dall'altra migliorare l'isolamento dall'umidità in un momento in cui sembra essersi verificata una risalita del livello delle acque.
La capanna, orientata NE-SW, lunga circa 13 m con una larghezza superiore ai 4,5, presentava al suo interno un focolare in condizioni relativamente buone di conservazione: circondato da pietre, aveva un vespaio costituito da grossi frammenti ceramici. La struttura è attribuita ad una fase iniziale del Bronzo Medio II (BM IIA).

Le unità stratigrafiche che ricoprono i resti della casa incendiata sono state fortemente intaccate dai lavori agricoli che hanno portato alla quasi totale obliterazione delle fasi del BM avanzato e del BR. Le raccolte di superficie, comunque, dimostrano che tutte le fasi del BM erano ben rappresentate al Lavagnone. Un piccolo ma significativo complesso di ceramiche del BM II B è venuto alla luce in un limitato saggio di scavo effettuato da R. Perini a ca. 40 m a est del settore A. È possibile, quindi, che il BM II B sia meglio conservato ad est dei settori di scavo attualmente aperti.

Il focolare

 

 

 

 

 

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Iscrizione dei “Siti Palafitticoli preistorici dell’arco alpino” nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO

 

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