Dopo aver risposto alla necessità impellente di riconoscimento della sopravvivenza dell’umano, lo sgomento e la rabbia incrinati dalla pietà di un segno di lirismo acre e struggente, Agostino Barbieri si ritraeva da quella soglia oltre la morte per andar a cercare l'essenziale della vita , la serenità nel dolore. Fino a sogni struggenti di bellezza e armonia coi ritmi del mondo , l'amore , le stagioni. Dapprima erano grandi quadri con la stessa carica allegorica delle danze macabre affrescate nelle chiese del tardo medioevo: TRIONFI DELLA MORTE del Ventesimo secolo, colori espressionisti e simbolici, lividi e acidi, scheletri intrecciati in ritmi incalzanti, mai spezzati, di asprezza lucida e deformazione grottesca. Un’inclinazione già moraleggiante rispetto ai disegni. Poi, oltre la memoria dell’offesa in questo realismo araldico lo sviluppo d’una struttura astratta, ma densa di evocazioni dal vero: la superficie animata dei ritmi circolari, a compenetrare più piani intensamente colorati.

Fausto Lorenzi

"Il Giornale di Brescia"

 

Traspare al fondo di questa pittura una serietà e una profondità di sentire non comuni. Una capacità di sintesi e, direi, oltre il colore, una specie di desolata tristezza che la nobilita.

Renzo Biasion

"Il Gazzettino di Venezia

 

E se i colori di Barbieri portano con sé il colore autentico della germinazione, della fermentazione naturalistica, originario, le forme rivelano il gusto della ragione, il compiacimento dell’intelligenza che governa e organizza la pulsione vitale istintiva. Quel tanto di astrazione formale che affiora nei dipinti di Barbieri, nella stilizzazione, nella sua sintetica ricurva eleganza, nasce appunto da questo senso vivo dell’ordine concluso nel quale la coscienza porta a significato reale la vitalità esistenziale.

Elvira Cassa Salvi

"Il Giornale di Brescia"

 

Con questa personale Barbieri dà bella misura del suo dono pittorico. Il suo nativo gusto delle nette campiture nonché, delle delicate articolature e delle trasparenze tonali, fanno sì ch’egli riesca a ridar Verginità alle vedute più compromesse dai luoghi comuni. Fra Roma e Venezia trova luogo il suo colorismo che è sorretto da un'acuta sensibilità spaziale e da un felice intuita dei ritmo dei vari piani cromatici.

Carlo Barbieri

"Mattino di Napoli"

 

Dicono che Barbieri non ami molto parlare. L’esperienza che ha vissuto nel campo di concentramento di Mauthausen preferisce ricordarla con le immagini e il disegno. Immagini che vogliono essere soprattutto un ammonimento, né teorico, né retorico, ma sempre attuale, drammaticamente attuale. "Gli scheletri" dipinti da Barbieri comunicano angoscia e disagio, ma senz’altro sono un contributo perché certi fatti non si ripetano.

Marco Musumeci

"La Nazione di Firenze"

 

La pittura di Agostino Barbieri muove dalle premesse originali dei filone veneto, essendo nativo veronese, con un curioso allacciamento all’espressionismo tedesco che notoriamente trova una maggiore caratterizzazione nel segno grafico. Questo allacciamento non è tanto dovuto a premesse intellettuali quanto invece alla tragica esperienza da lui vissuta in Germania, durante l’ultima guerra nel campo di Mauthausen. D’altronde tutta l’opera di Barbieri risente intensamente del dramma vissuto, specialmente nella sua fase ascendente come ricupero alla vita e alla speranza. A questa completezza di formazione si aggiunga quel senso volitivo di costruzione mediata, sempre pensata in forma architettonica, che conferisce un vigore pieno alle capacità espressive e poetiche di Barbieri che sempre consegue risultati di grande intensità cosciente.

Franco Possoni

"Avanti"

 

 La forza di Barbieri quella vitalità prorompente e duratura sta soprattutto nel colore che egli regala a piene mani sia che si tratti di nature morte o paesaggi, con lo slancio generoso che ricorda i secoli d’oro ed uno lunga, meditata tradizione. Intendiamoci, ho scritto colore, non spunti imitativi perché egli è splendidamente personale, crea la visione secondo lo schema del suo pensiero, filtrato quest’ultimo da una finissima trama di sensibilità. Ciò è particolarmente visibile ne "La grande composizione", natura morta sontuosa per tavolozza e trionfo cromatico, così anche come in "Paesaggio gardesano" (una delle poche volte che ho visto interpretata con così profonda intuizione intima la dolce distesa d’acqua cara a Catullo), nelle impressioni autunnali, ancora nel "L’azzurro del Garda", motivi di una squisita armonia, di uno impaginazione eccellente, di un romanticismo, se vogliamo, che va dritto all’anima con la velocità di un lampo, come dire una combinazione - a mio parere - di versi gozzoniani e di una freccia d’arco improvvisamente scoccata da un poeta guerriero. Immagini che possono apparire altrettanto romantiche, ma che intendono esprimere graficamente - almeno nell’intenzione - ciò che il pittore fa con i pennelli: un omaggio al Garda che mi trova al suo fianco con entusiasmo perché qui si vede riscattata magistralmente quella frenesia che porta troppi dilettanti a scegliere il tema medesimo con quei risultati che vediamo troppo spesso in circolazione, anche nelle gallerie milanesi. Finalmente Barbieri ha "vendicato" il Garda. Siamogliene grati.

Pino Zanchi

"Il Giornale di Pavia"

 

I dipinti e più ancora i disegni di Barbieri hanno colto sul vivo la tragedia e seppure la sua mente non sia mai stata accesa da rancore, bensì da una profonda pietà di sé e dei suoi compagni d'inferno, queste opere sono la denuncia dell'inumano odio di quella mostruosa macchina di annientamento.

... Un ammonimento antico simile a un lamento biblico. Barbieri tra le follie e i divertimenti dei cosiddetti operatori "à la page" riesce a ricordarci senza retorica né iattanza, con sommo equilibrio di pensiero morale e immagine di poesia, la nuova Danza Macabra che sembra echeggiare al limite della sua percezione allarmata.

Floriano De Santi

"Bresciaoggi"