Gianni Giussani
 
Il bresciano Giovanni Giussani si è accostato alla pittura da una decina d'anni, percorrendo all'inizio i sentieri di un caposcuola che aveva già la capigliatura candida: Adolfo Mutti, pittore di notevole esperienza e qualità, capace di modulare il vero con bella misura poetica. Giussani, che ama il plein air, non poteva non restarne affascinato. V'era tuttavia nei suoi primi esiti un timbro che gli apparteneva in proprio. Dapprincipio probabilmente il semplice dirigere lo sguardo verso la linea più alta dei monti, poi una tensione a trasparenze azzurrine, ad un colore ossigenato, a geografie ampie e dilatate. Il dato esterno rimane ancora oggi il punto di partenza di Giussani ma sempre vale per questo artista la selezione da lui operata su quello stesso dato. 

Fotografia del pittore
Le montagne ad esempio, si diceva più sopra, quinte di fondo del paesaggio e insieme apertura verso orizzonti inusitati. L' Adamello o il Blumone o il più domestico Guglielmo o quanto le valli bresciane offrono all'occhio di chi ne osserva le alture, finiscono per ritrovarsi così abitualmente nelle vedute di questo autore. Nelle opere recentissime è la distesa liquida del mare a fare la sua comparsa e il tema non è poi tanto contraddittorio, come potrebbe parere, con le scelte precedenti. E la spia anzi dell'impostazione tipica di Giussani, della sua esigenza di non limitare gli sguardi. Il colore mantiene la vibrazione lombarda ma non sono i grigi ad incantarlo, gli piace il canto spiegato, l'eco che si rimanda da costa a costa sino ad attutirsi nella lontananza. Se indugia ad una natura morta si tratta di fiori, rimandi di prato e di fragranza libera. Verdi, bruni, celesti, rossi che si ergono, blu marini, il nostro cerca spazio, distilla un lirismo non malinconico, sensibile alla variegatura delle note cromatiche. L'arte bresciana è stata ed è ancora ricca di questa corposità non elegiaca. Rappresenta qualche cosa di diverso dall'impressionismo che era un modo per "sorprendere" nella positività della luce la verità fuori di noi dalla veste cangiante ad ogni attimo. Una sorta di realismo invece non caduco o fugace. Giussani è dentro questa necessità di incontrare il mondo e la sua sostanza senza stravolgere l'uno a favore dell'altra. Si mette in caccia di ciò che più lo attira e poi finisce che non si fa sedurre dall'impressione immediata ma medita le cose nel filtro di strutture più sotterranee. Nascono in tal modo le sue vedute, quelle migliori, non chiuse in limiti angusti, in cerca di ragioni non banali. 

Ottobre 1984 

Luciano Spiazzi


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