Alfonso Zucca
( 1941 - 1996 ) 


La mia presentazione di Alfonso Zucca è il risultato dell'ascolto di alcune testimonianze scritte e parlate di persone che lo hanno conosciuto, oltre che della visione dei suoi quadri esposti in alcuni bar di Vestone, o riprodotti nei cataloghi delle sue mostre. Non ho incontrato molte varianti nelle parole di chi ricorda questo artista: nessuno può evitare di parlare soprattutto della disperazione che albergava nel suo animo e che veniva esorcizzata provvisoriamente dal gesto delle sue mani quando la scagliava sulle tele attraverso i colori. 
Un anonimo amico del pittore, che chiude con una commovente lettera il catalogo di una mostra del 1979 a Vestone scrive:

Fotografia del pittore

"Una prigione senza sbarre racchiude il suo spirito, e una cortina di nubi tempestose gli nasconde il sole. Essere artista e avere una sensibilità tale da portarlo all'infelicità è una doppia sventura. Dai suoi quadri neri, gravidi delle reminiscenze del passato, i suoi visi emergono striati di bianco e di grigio, con grandi occhi allucinati e tragiche bocche che gli succhiano l'anima. Gli uomini camminano rasentando furtivi i muri che non riflettono la loro ombra: è la vita inutile, crudele, indifferente.[...] Dobbiamo tutti, e non solo tu, Zucca, aggrapparci a qualcosa per sopravvivere [...]vorrei tenderti, allora, la mia mano di amico per sollevarti dal tuo abisso di solitudine e farti camminare con me sotto le stelle."
Credo non si debba prescindere dalla lettera appena citata, una volta che la si abbia letta, se si voglia afferrare la personalità e l'arte di Zucca, ammesso che ci sia concesso; a me non è rimasto altro che riproporla e lasciare che essa agisse su di voi come ha fatto su di me, quale disvelatrice della prospettiva con la quale accedere alla visione di alcuni suoi quadri. Chissà se in un quadro come "Vita e morte" l'artista desiderava solo allontanare da se la sofferenza, oppure se la sua intenzione fosse quella di interrogarsi e interrogarci sulla solitudine che incombe sull'uomo. Non è forse nemmeno importante saperlo, perche al di là della finalità cosciente di Zucca nel proporci un'immagine cosi inquietante c'è la sua opera che rimane impressa nella mente di coloro che la osservano e che difficilmente può rimanere indifferente. In "Vita e morte" è raffigurata una madre morente accasciata a terra, il cui ultimo sforzo è risparmiato per trattenere tra le sue braccia il figlio, il cui sguardo impaurito pare raggiungerci dalla tela. La morte stringe a se la vita, la vita è intrecciata alla morte e il dolore è inscindibile dalla vita. 
Se l'iconografia classica risolve il tema della maternità raffigurando una madre serena, o talvolta malinconica, che stringe tra le braccia il figlio assicurandogli calore e protezione, nel caso del quadro di Zucca, la madre sta morendo, il tenero manto delle braccia materne è negato a questo bambino così che il quadro accende il perturbante spettro della solitudine umana, che misconosce il sostegno e la beatitudine del conforto. 
E' lecito allora chiedersi se il pittore abbia accettato la mano che l'anonimo autore della lettera citata precedentemente, gli tende per salvarlo dal baratro della sua inquietudine. Zucca era assolutamente consapevole della necessità umana di aggrapparsi a qualcosa per sopravvivere, per questo ritengo che l' essere artista sia stato per una persona tanto sensibile non una sventura, come sosteneva l'amico del pittore nella sua lettera, ma fausto destino di incontrare nei pennelli gli strumenti conformi alla sua mano più di qualsiasi altro benevolo soccorso gli venisse offerto. 
Roberti Marta
Ottobre 2000

Vuoi aiutarci ad ampliare la raccolta di opere di questo autore? Visita la sezione del "collabora anche tu"
collabora anche tu