| Alfonso
Zucca
( 1941 - 1996 )
"Una
prigione senza sbarre racchiude il suo spirito, e una cortina di nubi tempestose
gli nasconde il sole. Essere artista e avere una sensibilità tale
da portarlo all'infelicità è una doppia sventura. Dai suoi
quadri neri, gravidi delle reminiscenze del passato, i suoi visi emergono
striati di bianco e di grigio, con grandi occhi allucinati e tragiche bocche
che gli succhiano l'anima. Gli uomini camminano rasentando furtivi i muri
che non riflettono la loro ombra: è la vita inutile, crudele, indifferente.[...]
Dobbiamo tutti, e non solo tu, Zucca, aggrapparci a qualcosa per sopravvivere
[...]vorrei tenderti, allora, la mia mano di amico per sollevarti dal tuo
abisso di solitudine e farti camminare con me sotto le stelle."
Credo non si debba prescindere dalla lettera appena citata, una volta che la si abbia letta, se si voglia afferrare la personalità e l'arte di Zucca, ammesso che ci sia concesso; a me non è rimasto altro che riproporla e lasciare che essa agisse su di voi come ha fatto su di me, quale disvelatrice della prospettiva con la quale accedere alla visione di alcuni suoi quadri. Chissà se in un quadro come "Vita e morte" l'artista desiderava solo allontanare da se la sofferenza, oppure se la sua intenzione fosse quella di interrogarsi e interrogarci sulla solitudine che incombe sull'uomo. Non è forse nemmeno importante saperlo, perche al di là della finalità cosciente di Zucca nel proporci un'immagine cosi inquietante c'è la sua opera che rimane impressa nella mente di coloro che la osservano e che difficilmente può rimanere indifferente. In "Vita e morte" è raffigurata una madre morente accasciata a terra, il cui ultimo sforzo è risparmiato per trattenere tra le sue braccia il figlio, il cui sguardo impaurito pare raggiungerci dalla tela. La morte stringe a se la vita, la vita è intrecciata alla morte e il dolore è inscindibile dalla vita. Se l'iconografia classica risolve il tema della maternità raffigurando una madre serena, o talvolta malinconica, che stringe tra le braccia il figlio assicurandogli calore e protezione, nel caso del quadro di Zucca, la madre sta morendo, il tenero manto delle braccia materne è negato a questo bambino così che il quadro accende il perturbante spettro della solitudine umana, che misconosce il sostegno e la beatitudine del conforto. E' lecito allora chiedersi se il pittore abbia accettato la mano che l'anonimo autore della lettera citata precedentemente, gli tende per salvarlo dal baratro della sua inquietudine. Zucca era assolutamente consapevole della necessità umana di aggrapparsi a qualcosa per sopravvivere, per questo ritengo che l' essere artista sia stato per una persona tanto sensibile non una sventura, come sosteneva l'amico del pittore nella sua lettera, ma fausto destino di incontrare nei pennelli gli strumenti conformi alla sua mano più di qualsiasi altro benevolo soccorso gli venisse offerto. Roberti Marta
Ottobre 2000 |
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