Progetto OnDe
Cultura e Comunità Telematiche
L'esperienza di ONDE

Maurizio Molinari
Gestore di ONDE
Via Saodata 20 - 25087 Salò (BS) - Italia
Email: momo@onde.net - www.onde.net/momo
Tel (Uff): +39.030.2406355 - Tel (Casa): +39.0365.42083
Fax +39.030.3770164

Indice


Quando mi capita di dover spiegare il motivo per cui ritengo le Comunità Telematiche (Community-Nets - CNs) culturalmente importanti, amo dire che esse sono fondamentali per combattere ciò che sono solito chiamare la Cultura da Guida Turistica.
Cosa dovrei attendermi dal Lago di Garda dove io vivo, cercando informazioni su Internet?
  • "… la gente del Garda è espansiva, allegra, franca e molto attenta agli stranieri … la gente del Garda è intuitiva e generosa …"
  • "In luglio e agosto il lago è pieno di turisti in quanto le industrie chiudono ma il clima è incredibilmente caldo e umido."
  • "… a Limone ci sono ristorantini tipici dove potete gustare degli ottimi Spaghetti alla Carbonara con uova e prosciutto …"

Nessuna di queste affermazioni ovviamente rispetta la realtà e questo ritengo sia principalmente dovuto al fatto che sono semplicistici tentativi di descrivere una comunità complessa compiuti da persone che certamente non ci conoscono.

Una delle più importanti eredità culturali dell'Europa e sicuramente la sua maggiore ricchezza è rappresentata dalla eterogeneità delle sue molteplici comunità con diverse radici, usi, costumi e culture.
Nell'Era dell'Informazione in cui stiamo vivendo, stiamo rischiando di pagare un grosso prezzo in quanto le Città dell'Informazione, le Grandi Metropoli che dovrebbero rappresentare l'economia globale, sono sempre più "globalmente connesse e localmente disconnesse, fisicamente e socialmente" (Magnum Opus The Information Age: Economy Society and Culture – Manuel Castells – Blackwell 1996), e abbiamo modo di sperimentarlo nella nostra vita quotidiana, in fatti molti di noi hanno più contatti con persone in giro per il mondo che con i propri vicini di casa o con i propri colleghi di lavoro.
Mentre i benefici portati dall'avvento di Internet sono indubbiamente moltissimi, e le nuove opportunità si stanno moltiplicando, ci sono alcune domande che ognuno di noi dovrebbe porsi: in quale tipo di comunità o città desideriamo vivere nel futuro della "rete" e in quale modo vogliamo che le tecnologie di rete ci aiutino? Il futuro che vogliamo è quello in cui le persone interagiscono normalmente e naturalmente in videoconferenza come ora fanno nei bar, dove le persone compiono lavori di conoscenza esclusivamente nei loro uffici domestici invece che in un edificio a stretto contatto umano con altre persone? E' un luogo in cui le persone inviano messaggi di posta elettronica ai governanti o ai dirigenti a Roma e Bruxelles ma non comunicano con il sindaco della loro piccola cittadina o scelgono di non votare a meno che non possano farlo on-line?

Ecco perché le Comunità Telematiche sono socialmente e culturalmente fondamentali per un sano sviluppo della nuova Società dell'Informazione Europea.
Ma le Comunità Telematiche sono anche economicamente importanti in quanto la loro natura contiene i modelli che caratterizzano la new network economy (o più semplicemente new economy) in cui il valore è dato dal contenuto prodotto dagli utilizzatori che alimentano il circolo virtuoso e in cui ogni nuovo membro incrementa il valore dell'intera rete.

Infatti nell'era del messaggio "in Internet c'è tutto e tutto è gratis" sempre più per l'utilizzatore della rete il vero valore non è dato tanto dal servizio offerto da un fornitore, ma dall'esperienza di consumatori omologhi (stessi gusti, stesse esigenze), così è più preziosa una ricetta "raccomandata" da un altro utilizzatore che una proposta sul sito web di Gualtiero Marchesi (un famoso Chef italiano). E' un utilizzatore attivo, cerca tra molte fonti in cui il fornitore è solo una di esse. Il suo ideale è una grande massa di utilizzatori attivi e critici, che discutono e si scambiano "dritte" e questo è il vero motivo per cui la new economy ha bisogno di moltissimi utilizzatori e quindi anche delle Comunità Telematiche e non solo di fornitori.

Ma cos'è una Comunità Telematica nella accezione di ONDE (definizione di AIReCAssociazione Italiana Reti Civiche, promossa da Regione Lombardia e da Università degli Studi di Milano, di cui ONDE è parte)?
Una Comunità Telematica è un ambiente telematico gratuito che si propone di promuovere e favorire la comunicazione, la cooperazione, lo scambio e l'erogazione di servizi fra i cittadini e tutti i soggetti pubblici e privati (associazioni, Enti Pubblici, aziende) di una comunità locale e, al tempo stesso aprire la comunità locale alla comunicazione via rete con il resto del mondo.

Gestisco una Comunità Telematica da più di tre anni, il suo nome è ONDE (wrc.onde.net) ed è stata la prima Rete Civica in Italia promossa da una cittadina di medie dimensioni, Desenzano del Garda, sulle sponde del Lago di Garda.
ONDE è parte di un progetto innovativo, il Progetto ONDE (www.onde.net), che ha lo scopo di incoraggiare i 22.000 abitanti a svolgere un ruolo attivo nella Società dell'Informazione e, come chiede la nostra principale fonte d'ispirazione il Libro Bianco di Délors (Unione Europea), di stimolare e avvantaggiarsi delle risorse esistenti o potenziali per promuovere la nascita di attività stabili e culturalmente avanzate nell'ambito delle nuove tecnologie per permettere alla comunità di tenere il passo degli importanti cambiamenti internazionali nei processi economici e sociali. Quindi la nostra sfida non è principalmente tecnologica ma soprattutto educativa e formativa poiché pensiamo che nel futuro con la "rete", saranno le transazioni e gli scambi ad essere la misura della vitalità di una comunità, non tanto la popolazione o la dimensione fisica.

ONDE quindi è una Comunità Educativa che naviga su cinque onde d'azione:

  • Informazione: tenere la popolazione, le scuole, le associazioni e le autorità costantemente informate sulle sfide le opportunità e i rischi che le nuove tecnologie presentano. Organizziamo incontri pubblici e privati su temi legati alla rete, e abbiamo organizzato tre edizioni di "Cuccioli e Multimedialità" una conferenza internazionale sull'apprendimento e la multimedialità.
  • Divulgazione: offrire la possibilità di sperimentare software educativo e le nuove tecnologie di rete da stazioni di lavoro pubbliche. Abbiamo aperto la più completa (dopo quella del CNR) Mediateca in Italia con computer pubblici connessi a Intenet e con tutta la produzione italiana di CD-ROM per offrire a genitori, insegnanti e in generale a tutte le persone l'opportunità di sperimentare prodotti e ad esempio decidere in modo critico tra un videogioco e un enciclopedia.
  • Didattica: promuovere un uso innovativo delle Tecnologie dell'Informazione (IT) nelle scuole e far passare il concetto di apprendimento continuo che coinvolge l'intera comunità. Se non lavoriamo per preparare i cittadini del 2000, non accade nulla, ed è inutile spiegare che il mondo cambia automaticamente, dobbiamo aiutarlo o corriamo il rischio di perdere il treno della Società dell'Informazione. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di applicare il modello di Seymour Papert installando computer nelle scuole all'interno delle classi e non nei laboratori, e organizziamo corsi nei quali insegnamo ad utilizzare i computer a insegnanti, genitori, studenti (delle scuole elementari, medie inferiori e superiori), bibliotecari, dipendenti pubblici, persone disabili, turisti, disoccupati, amministratori pubblici, consiglieri comunali, ecc.
  • Utilizzazione: incoraggiare e formare insegnanti, consiglieri comunali e privati cittadini a sperimentare e utilizzare la comunicazione elettronica. Abbiamo creato un Laboratorio di Informatica Civica con vari strumenti tecnologici (scanner, stampanti, macchina fotografica digitale, videoregistratore digitale, stazione di produzione audio-video, campionatore, ecc) e software per sperimentare in modo produttivo l'utilizzo delle nuove tecnologie nei problemi di ogni giorno.
  • Comunità Telematica (Rete Civica): creare dialogo tra la gente e le autorità, tra genitori e insegnanti, e in generale tra i vari soggetti della comunità – ma anche tra la comunità e il "cyberspazio". La nostra Comunità Telematica garantisce inoltre a ognuno il Diritto di Cittadinanza Telematica, e poiché vogliamo che i nostri cittadini entrino nella Società dell'Informazione in modo attivo critico e responsabile, vogliamo educarli in tal senso, e quindi la nostra Comunità Telematica ha alcune caratteristiche peculiari:
    • aree di discussione basate sul contributo dei partecipanti;
    • comunicazione bidirezionale, e non solo broadcasting;
    • facilità di utilizzo e iniziative di formazione al fine di garantire l'accesso a chiunque;
    • economicità (accessibilità anche con computer e modem obsoleti, software e accesso gratuiti, punti di accesso pubblici);
    • condivisione di regole di comportamento (netiquette) per la protezione dei diritti di tutti i cittadini, specialmente i soggetti più deboli, ed in particolare i minori;
    • identificazione reciproca di tutti gli utenti (non anonimato).
Noi pensiamo che ONDE abbia successo perché abbiamo deciso di Put People First (concentrare l'attenzione sulle persone) e quindi ora appartiene alla gente e non più alle istituzioni che l'hanno lanciata, perché ora gli studenti insegnano agli insegnanti, perché i genitori lavorano con la scuola e il Consiglio Comunale.
Ora abbiamo una comunità che sta raccontando la sua storia e non sta leggendo solamente quella pubblicata sulle guide turistiche. Questa è una grande conquista culturale ed è la prova che ONDE sta svolgendo con successo il suo lavoro.
Quando leggo sui libri o su Internet testi sulla cultura del Lago di Garda sembra che l'unico evento culturale degno di nota nei molti secoli di storia del Garda sia il viaggio di Johan Wolfgang von Goethe nel 19° secolo il quale rimase particolarmente incantato dai limoni.
Il vero dramma è che su si chiede alla gente del Garda, sicuramente più della metà non sa neppure chi sia Goethe. La vera cultura del Garda infatti è la storia di pescatori, della coltivazione degli ulivi, delle limonaie, del teatro e della poesia dialettale, Ugo da Como, Catullo, ecc.
E' questa una Storia meno nobile? Può essere, ma questa è la storia della nostra gente e quindi è quella che vogliamo raccontare.

Quindi siamo particolarmente soddisfatti quando i nostri ragazzi delle scuole elementari pubblicano su Internet ricerche sulla natura del Garda, storie di pesca sul Garda raccontate da vecchi pescatori, della botanica e di miti del Garda tramandati oralmente, descrivono i paesi in cui vivono come Sirmione Desenzano o Rivoltella, del ciclo delle acque e della depurazione sul Garda, quando le casalinghe discutono della ricetta degli Spaghetti alla Carbonara, quando poeti locali scrivono poesie dialettali, o quando le persone anziane raccontano delle loro esperienze di vita a Desenzano durante il nazismo oppure nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale, quando i dipendenti pubblici parlano delle attività del proprio Comune, quando studenti universitari locali realizzano un catalogo on-line dei materiali della Mediateca, o quando realizzano una visita interattiva on-line del Museo Rambotti di Desenzano che, quasi nessuno sa, contiene il più antico Aratro del mondo, ecc.
Certamente quelle realizzate non sono pagine eleganti e così neppure i molti messaggi scritti in Rete Civica, ma questa è una forma di informazione che ha una credibilità straordinaria poiché proviene dalla gente.

Ma anche una piccola comunità come la nostra di ONDE può contribuire in modo importante alla discussione mondiale su Internet.
Infatti la sperimentazione delle nuove tecnologie di rete ha presto messo in evidenza i rischi che i minori corrono nelle reti telematiche e ciò ha stimolato una discussione che ha portato alla scrittura dell'Appello di ONDE per una "Carta dei Diritti dei Bambini nelle Reti Telematiche" (che è possibile trovare qui alla fine di questo testo).
Non era nostra intenzione scrivere l'ennesimo decalogo, ma nemmeno indicare una lista generica di nostri desideri: è noto che le reti sono governate più dalla "etiquette" e dalla "netiquette" che dalle leggi e dai regolamenti.
L'impatto tecnologico e lagale di questa materia è enormemente complesso e vi sono molte attività avanzate in questo ambito in corso nel mondo.
Il nostro desiderio è semplicemente quello di creare le condizioni per un ampia riflessione sul tema dei diritti, delle opportunità e dei rischi che i bambini incontrano nel mondo delle reti.

Concludendo, noi pensiamo che l'esperienza di ONDE sia di levatura europea e inoltre riteniamo che potrebbe essere un modello per le comunità europee di piccole dimensioni. Il nostro solo rammarico è che pur essendoci un unanime riconoscimento del nostro buon lavoro ed anche se ad esempio stiamo perseguendo da quattro anni alcuni degli obbiettivi dell'iniziativa eEurope, a causa delle nostre piccole dimensioni non abbiamo le energie finanziarie e di tempo per seguire le complesse procedure amministrativo-burocratiche per accedere ai finanziamenti europei, anche perché spesso non ci basiamo su un progetto rigoroso poiché abbiamo scelto di crescere con la nostra comunità andando incontro alle esigenze della nostra gente nel momento in cui si manifestano.
Io non so quale possa essere la soluzione a questo problema ma ritengo si dovrebbe trovare il modo per dare la possibilità anche alle piccole Comunità Telematiche come ONDE di accedere agli aiuti europei.
Penso inoltre che l'Europa dovrebbe stimolare ed aiutare la nascita di nuove Comunità Telematiche, specialmente di piccole dimensioni.
Infatti sappiamo bene che restare fuori dalle "reti" avrà conseguenze serie per le piccole comunità le quali potrebbero lentamente morire. Se un'autostrada chiude l'uscita verso una città, o se il treno non ferma più alla stazione, i collegamenti si perdono. La gente quindi se ne va via, e quindi anche l'autobus poi non ferma più. Questo è ciò che sta avvenendo in molti piccoli paesini in Italia, e in questo senso la "rete" è quindi una grande opportunità da sfruttare a fondo.



APPELLO DI ONDE
PER

UNA CARTA DEI DIRITTI DEI BAMBINI
NELLE RETI TELEMATICHE

Fulvio Scaparro* Stefano Castelli**

Telematica con l'infanzia
Dichiarazione di assunzione
di responsabilità degli adulti


  1. Lo scenario - Con l'espandersi delle opportunità offerte dalle reti di comunicazione - soprattutto Internet - si sono da molte parti levate voci d'allarme che, in previsione dei rischi corsi da bambini e adolescenti che frequentano le reti, hanno proposto di limitare in vario modo l'accesso agli utenti non maggiorenni, attraverso particolari chips o software.
  2. I rischi - E' indubbio che collegarsi a Internet presenti alcuni rischi potenziali che possono essere riassunti in alcune tipologie abbastanza precise quali, ad esempio:
    • l'esposizione a scritti o immagini di contenuto violento;
    • l'esposizione a scritti o immagini di contenuto pornografico;
    • la molestia tramite messaggi;
    • la molestia fisica quando ai primi contatti via Internet seguano incontri nel mondo reale;
    • danni causati da un'eccessiva quantità di tempo trascorsa davanti a un video e/o con posture fisiche scorrette;
    • presunti rischi di Internet Addiction, sui quali disponiamo al momento di elementi molto vaghi;
  3. Non solo in rete - Molti di questi rischi, peraltro, non sono in alcun modo tipici delle reti ma ineriscono a qualsiasi forma di comunicazione, dal telefono agli avvisi affissi nelle bacheche scolastiche. In realtà, il tasso di molestie via Internet è, al momento, modesto se confrontato con numerose altre situazioni di vita di bambini e adolescenti.
  4. Un mondo di diritti - Le Nazioni Unite hanno varato, com'è o dovrebbe essere noto, una Carta dei diritti dei bambini in cui vengono elencati alcuni diritti di base (un nome, una famiglia, rispetto...) insieme ai diritti indispensabili allo sviluppo (istruzione, tempo libero, salute, sicurezza sociale, livello di vita). Viene ribadito il diritto a una protezione speciale per bambini in situazione particolari (disabili, rifugiati, membri di minoranze, abitanti di regioni in gravi condizioni di sottosviluppo). Ma a tutti dovrebbero essere garantite la protezione contro lo sfruttamento e gli abusi (lavoro, sesso, droga, compravendita, sottrazione, guerra, abusi di carattere giudiziario e amministrativo), oltre a garanzie a tutela delle libertà fondamentali (di informazione, di pensiero, di espressione, di associazione, di avere una vita privata, di praticare una religione, di veder rispettate le proprie tradizioni e i valori culturali), senza dimenticare il diritto al gioco e alle attività ricreative e culturali.
  5. Il diritto di accesso - Così stando le cose, è evidente che l'accesso alle reti è un pieno diritto dei bambini e degli adolescenti. Appare superfluo sottolineare l'importanza che la padronanza delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione rivestono per la possibilità di partecipare alla vita sociale, politica ed economica. Un bambino che non è messo in condizione di apprendere a gestire il mondo di domani, in cui varranno regole presumibilmente diverse da quelle attuali e in cui la capacità di raggiungere un'informazione sarà molto più importante di una generica performance nozionistica, avrà minori possibilità di successo. L'accesso alle reti sta diventando una frontiera che separa il benessere dalla emarginazione, come ricordava Stefano Rodotà in un intervento del 3 luglio 1996 su Repubblica citando "una recentissima ricerca della insospettabile Rand Corporation , che mostra come dal 1989 ad oggi negli Stati Uniti siano cresciute le diseguaglianze nell'accesso ai computer ed ai servizi in rete. Si tratta di diseguaglianze legate direttamente a fattori socio-economici e che sono impressionanti". Le grandi reti telematiche possono contribuire a diminuire le distanze tra i ricchi e i poveri del mondo, come è messo in evidenza da Enrico Marcandalli, Carlo Gabitosa e Alessandro Marescotti in Telematica per la pace (Milano Apogeo Editore, 1996). La rete "può essere, anzi deve essere un mezzo per avvicinare chi è escluso dal circuito delle notizie e permettere a chi non ha voce di comunicare con tutti". (intervista di Enrico Marcandalli a Farsiprossimo, Caritas Ambrosiana, giugno-luglio 1996). Considerando come va indirizzandosi l'evoluzione delle nostre società, limitare l'accesso a una risorsa tanto importante è particolarmente nocivo nei confronti dei bambini e degli adolescenti: per loro, come per le future generazioni, l'importanza di conoscere gli strumenti e le logiche del mondo che li aspetta appare cruciale.
  6. Responsabilità degli adulti - L'atteggiamento qui proposto, peraltro, non intende in alcun modo fare appello a un generico e nocivo permissivismo. E' ben noto che ogni essere umano (e i bambini in particolare) ha bisogno di quadri di riferimento precisi e stabili. In altri termini, alla massima discrezionalità e libertà possibile va affiancata una ragionevole dose di prescrizioni che costituiscono al tempo stesso limiti da superare e sostegni a cui appoggiarsi per non cadere nel vuoto, sentieri tracciati in modo da consentire un progressivo sviluppo. E' però necessario sottolineare che chi cresce in una situazione di continua censura può essere indotto a convincersi che la censura sia il modo migliore per trattare argomenti che non ci piacciono. Per non parlare, poi, del fatto che le censure possono creare curiosità e desiderio nei confronti della cosa proibita e/o insofferenza nei confronti del censore che viene a perdere ogni credibilità quando abusa del suo potere. Più che di censori, bambini e adolescenti hanno bisogno di guide: la deresponsabilizzazione crea irresponsabilità. La progressiva responsabilizzazione dei bambini deve realizzarsi in presenza di una piena assunzione di responsabilità dei genitori. Ai bambini non dovrebbe essere consentito un accesso indiscriminato. Al contrario ogni sforzo va compiuto perché i rischi siano minimizzati e bambini e adolescenti possano trarre i migliori vantaggi dalla rete. I genitori si riapproprino anche in questo caso, delle proprie responsabilità senza delegarle a inutili baby sitter elettroniche o a "cani da guardia al silicio". E la delega non può nemmeno essere affidata allo Stato: anche da un punto di vista pratico, moltiplicare dettagliati articoli di legge per proteggere i bambini è un progetto del tutto fuori luogo e inevitabilmente destinato al fallimento con la stessa elevatissima velocità con cui hanno luogo i cambiamenti tecnologici e sociali.
  7. Impegno quotidiano - Da quanto detto sinora, dovrebbe emergere con chiarezza che , a nostro avviso, un'ennesima Carta dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza specifica per le reti, non ha alcuna utilità se avulsa da una azione concreta. Più opportuno appare dare piena applicazione ai principi e alle raccomandazioni già espressi nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (Ginevra, Marzo 1924), in quella votata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959 e nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia (Organizzazione delle Nazioni Unite, 20 novembre 1989). Anche nel nostro paese la riflessione al riguardo è assai avanzata, come dimostrato, ad esempio, dalla "Carta di Treviso" e dal parere del Comitato Nazionale per la Bioetica del 22 gennaio 1994 ("Bioetica con l'infanzia"). Ciò di cui si sente la mancanza è piuttosto l'impegno concreto degli adulti che, con atteggiamento responsabile, provvedano nel vivere quotidiano affinché i bambini e adolescenti siano protetti, quando accedono alla rete, dalle Carte già esistenti.
  8. Il diritto alla "normalità" - Ad ogni bambino/a o ragazzo/a dovrebbe essere consentito di reagire quando reputa che i propri diritti siano stati violati, di compiere un giusto numero di marachelle, di non essere la gioia a "tempo pieno" di mamma e papà. Con questi bambini e ragazzi "sufficientemente buoni" dunque normali, perché non perfetti, diventa possibile porre in azione "contratti" ragionevoli che subordinano la fruizione della rete a poche regole precise. Per esempio, quelle che consigliano di non fornire informazioni personali , indirizzi, numeri di telefono o il nome delle scuole e di riferire ai genitori di contatti "strani" avvenuti in linea. All'interno del "contratto" poi, dovrà venire compreso un ragionevole rendimento scolastico, un buon equilibrio fra tempo trascorso in rete e fuori, tra mondo virtuale e reale. Una volta di più non è sensatamente possibile fornire un contratto buono per tutte le stagioni, ma vi saranno tante forme di contratto quante sono le famiglie.
  9. Il diritto ad un linguaggio comune - Soprattutto, è importante che anche i genitori si familiarizzino con le modalità di interazione caratteristiche della rete, in modo da poter capire il nuovo mondo entro cui i loro figli hanno iniziato a muoversi. Dato che bambini e ragazzi sono di solito più abili dei genitori a maneggiare i computer (sono in grado di configurare macchine anche alquanto complicate e di intuire rapidamente le modalità di funzionamento del software), genitori e figli potranno trovare un'ulteriore possibilità di gioco di "scambio dei ruoli" di esplorazione di mondi nuovi, di avventure comuni, di rapporto. In questo prospettiva può essere utile avviare iniziative di formazione e informazione per genitori e insegnanti che, con linguaggio semplice e amichevole e senza minimizzare i rischi, riducano la loro ansia alimentata da scarsa conoscenza della rete, e li mettano in condizione di partecipare attivamente all'esperienza telematica cui hanno diritto figli e allievi.

* Professore Associato di Psicopedagogia nell'Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia;
** Professore a contratto di Teoria dei Sistemi Evolutivi, Scuola di Specializzazione in Psicologia del Ciclo di Vita, Università degli Studi di Milano.