RAPPORTO TRA POETI E E LAS FIGURA MATERNA NEL ‘900

 

Testi esaminati:
 
   
GABRIELE d’ ANNUNZIO CONSOLAZIONE  Commento Leggi il testo
UMBERTO SABA EROICA             Commento
EROS                 Commento
PREGHIERA ALLA MADRE     Commento
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EUGENIO MONTALE A MIA MADRE       Commento Leggi il testo
GIUSEPPE UNGARETTI LA MADRE             Commento Leggi il testo
PIER PAOLO PASOLINI SUPPLICA A MIA MADRE  Commento Leggi il testo

Dall’ analisi delle poesie precedentemente elencate si può notare come il rapporto degli autori con i genitori, e in particolare con la madre, abbia influenzato il loro modo di scrivere e la loro poetica.

- La poesia Consolazione è stata composta da Gabriele d’Annunzio nel 1891 e fa parte dell’opera Poema paradisiaco, composto da 54 poesie la cui struttura suggerisce un percorso autobiografico. Questo testo è rivolto alla madre, cui il poeta immagina di fare visita. La madre pallida, il giardino incolto, ormai abbandonato a se stesso, le tende scolorite, i fiori appassiti, sono tutti segni del lungo spazio di tempo trascorso nell’assenza del poeta; e inevitabilmente sono segni di morte. Tuttavia egli, in uno sforzo volontaristico (rilevato dalle frequenti forme esortative), confida di poter rivivere il passato felice e consolare la madre grazie alla propria rassarenante presenza. Consolazione è particolarmente rappresentativa del gusto del Poema paradisiaco, sia per i motivi tematici (il ritorno a casa del buon figlio pentito, la ricerca dell’innocenza nella casa dell’infanzia, la dolce e stanca immagine materna) sia per l’ uso del registro basso e tendenzialmente prosastico, ma anche astutamente musicale. Ripetizioni a catena, anafore, simmetrie, monconi di discorso diretto, punti di sospensione, parentesi: tutto ciò provoca un effetto di languore e rallentamento stilistico, adeguato a esprimere il nucleo tematico della sospirosa e stucchevole bontà

- Le tre poesie d Umberto Saba sono state prese dal secondo volume del suo Canzoniere, che raccoglie 105 testi distribuiti in otto sezioni e composti tra il 1921 ed il 1932. La prima poesia, Eroica, fa parte dell’ ultima e decisiva sezione intitolata Il piccolo Berto. Al centro dell’ attenzione in questa poesia è la vicenda umana e letteraria di Saba: l’ infanzia caratterizzata da una prima fase felice e spontanea con la balia e da una seconda fase repressa e inquieta con la madre che lo aveva rivoluto con sé. Questa vicenda è qui narrata considerando i giochi di guerra con i quali il piccolo Umberto aveva potuto divertirsi finché aveva abitato con la balia e dei quali invece era stato successivamente privato dalla madre. Quest’ ultima infatti tendeva a reprimere, nel piccolo Saba, con la propria severità, i caratteri della mascolinità a lei sgraditi per un’ infelice esperienza matrimoniale. Alla severità materna, il piccolo Umberto non reagisce in modo aggressivo, comportandosi affettuosamente con la madre, anche se interiormente le rimprovera di impedirgli i suoi giochi e, al di là di questo, di averlo sottratto alla vita felice con la balia. Saba si trovava dunque di fronte ad una scelta molto difficile: o obbedire alla madre,  rinunciando ai giochi preferiti e a ciò che essi rappresentavano simbolicamente (aggressività, mascolinità e impulsi libidici), oppure ribellarsi alla madre per difendere i propri impulsi, e così subire il peso dei rimproveri materni e dei conseguenti sensi di colpa. Entrambe le soluzioni risultano inaccettabili per l’ inconscio, a cui non resta altro che mettere in atto una formazione di compromesso; Berto così non gioca più con schioppi e tamburi, obbedendo alla madre anche se tuttavia difende i giochi preferiti dentro di sé (cfr. i vv.15-16), esprimendo questa tacita e innocua ribellione alla madre nel muto rimprovero (v. 13) dei propri occhi.

Dunque la pulsione profonda che i giochi di guerra rappresentano può solamente conservarsi chiusa nel cuore per riemergere al di là dell’ infanzia quando Saba avrà, sotto le armi l’ impressione di essersi liberato dalla repressiva figura materna.

La seconda poesia, Eros, pur facendo parte della sezione Cuor morituro, per esplicita indicazione di Saba, è da riconnettere a Il piccolo Berto, soprattutto per il tema (direttamente psicologico e legato alla rievocazione del rapporto adolescenziale con la madre).

 In un cinema popolare, dopo la proiezione di un film, si svolge un numero di varietà a forte connotazione erotica: una donna balla, abbozzando uno spogliarello. Il poeta osserva il comportamento di un ragazzo, che fissa la donna e a tratti abbassa gli occhi; e immagina le possibili ragioni di questo comportamento ambivalente. Le ipotesi costituiscono in realtà una rievocazione della stessa adolescenza e dei meccanismi psicologici adottati per poter obbedire alla legge morale imposta dalla severa madre. Nei termini della psicoanalisi freudiana, la visione della nudità femminile sarebbe ragione di fascino e spingerebbe a guardare con piacere, secondo le pulsioni libidiche  mosse dal principio di piacere, ma diviene invece colpa e motivo di disgusto sulla base delle leggi morali rappresentate, nel caso di Saba, dalla madre. Si tenga infine presente che l’ “abbagliamento” della vista (v. 13) e l’ interdizione a guardare hanno a che fare con il complesso di Edipo: l’ accecamento, da questo punto di vista, è anche un’ autopunizione del ragazzo in seguito ad una trasgressione compiuta verso la femminilità materna, contrapposta ma anche identificata in quella della ballerina.

Il terzo testo di Saba analizzato è Preghiera alla madre, che appartiene alla sezione Cuor morituro. Qui il poeta si rivolge alla madre ormai morta, rievocando l’ angoscia dei propri anni adolescenziali e soffermandosi sulla nuova prospettiva da cui ora egli si avvicina a lei, quasi desiderando di annullarsi nello stesso destino di morte, ricongiungendosi così alla madre.

Saba è particolarmente interessato al significato psicologico profondo rappresentato dalla figura della madre. In particolare, il recupero del ricordo della madre è sollecitato dall’esperienza psicoanalitica intrapresa dall’ autore con Edoardo Weiss (cui si fa riferimento ai versi 11-12). Fra l’ altro il riaffiorare della figura materna alla coscienza del poeta può compiersi perché ora vengono meno le ragioni di tensione e di senso di colpa che avevano caratterizzato il rapporto con lei. La rielaborazione del ricordo della madre può essere dunque ora ragione di gioia (v. 13) e non di angoscia.

- La poesia A mia madre è stata composta da Eugenio Montale nel 1942 ed inserita nella sezione Le Finisterre tratta da La bufera e altro.  In questo testo madre, caratterizzata da una forte fede religiosa, ritiene che il corpo sia solo un’ ombra, l’ aspetto esteriore di una realtà più vera, quella dell’ anima e della sua immortalità, e che perciò la morte sia la via che conduce ad una vita eterna diversa da quella terrena (v. 9). Il poeta invece pensa che la vita terrena non sia l’ ombra di un’altra vita, ma che essa invece valga di per se stessa. Alla posizione trascendentale della madre egli ne contrappone una immanente, fondata sul valore terreno dell’esistenza. L’unica vita futura dei morti è nella memoria dei vivi, e solo in essa la madre sopravvivrà.

Il tema della morte della madre è presente anche in una poesia di Giuseppe Ungaretti, La madre, del 1930, che Montale può aver tenuto presente (per contrapporvisi più che per imitarla). Le differenze sono notevoli: Ungaretti vede la vita terrena come ombra e perciò condivide con la madre la fede religiosa che Montale invece respinge. Inoltre la figura materna mostrata, nel testo ungarettiano, nei suoi gesti, che sono sì precisi ma anche patetici e atti a suscitare commozione: Ungaretti infatti vuole rendere poeticamente l’emozione soggettiva provocata dalla morte della madre e dal ricordo di lei (si vede il particolare toccante dei 2 versi conclusivi); Montale invece programmaticamente tace l’elemento emotivo e soggettivo, limitandosi a farlo intuire e mirando piuttosto a trasferirlo su un piano oggettivo ed emblematico. La poesia di Ungaretti tende al sacro (la stessa parola Madre è scritta con la maiuscola) ed per questo priva di riferimenti concreti nella realtà naturale; quella di Montale è colma di animali, di particolari fisici e di oggetti (le coturnici, i clivi vendemmiati del Mesco, quelle mani,quel volto, le croci del cimitero).

- Per poter comprendere meglio Supplica a mia madre di Pier Paolo Pasolini è fondamentale conoscere la biografia del poeta e tener conto della sua personalità geniale che lo portò a compiere una vita fuori dagli schemi. Sin dall’infanzia emerse in lui un attaccamento particolare alla madre, con la quale ebbe quasi un rapporto di simbiosi; nei confronti del padre, tenente di fanteria, invece sorsero numerosi contrasti. La nascita del fratello Guido fu un avvenimento fondamentale nella sua crescita e proprio Guido ebbe un’influenza importantissima nella vita di Pier Paolo: la sua morte durante la Seconda Guerra Mondiale gli causò un terribile shock dal quale rimase segnato per sempre e che lo avvicinò ulteriormente alla madre. Furono forse episodi come questo a segnare la sua personalità e a provocare deviazioni a livello sessuale: fu accusato di abuso sessuale e di essere omosessuale, tali accuse(fondate) costrinsero il PCI ad espellerlo dal partito. La sua morte avvenuta nel 1975 pare sia dovuta alla reazione violenta di un suo giovane amante che ,dopo essere stato respinto, uccise il poeta e ne schiacciò il cadavere sotto l'automobile.