Il territorio, la sua storia e i personaggi illustri

RIVOLTELLA DEL GARDA

Gli uffici della segreteria, e la struttura principale della nostra Direzione Didattica, sono ubicati nella zona centrale di Rivoltella del Garda (Riultèla in dialetto bresciano), deliziosa località situata nel comprensorio del Comune di Desenzano del Garda, mentre gli altri due plessi del Secondo Circolo Didattico si trovano a Colombare di Sirmione e a Pozzolengo, territori che tra poco andremo storicamente ad esaminare .

Con questa denominazione Rivoltella fu comune autonomo fino al 1926, quando con il Regio Decreto 29 luglio 1926 n. 1460, fu aggregato a Desenzano sul Lago, il quale tramutò il nome nell’attuale Desenzano del Garda; il paese è situato a 22 metri sul livello del mare.

Certamente Rivoltella e il suo territorio furono abitati fin dall’età protostorica, secondo periodo della preistoria, come attestano i ritrovamenti archeologici risalenti al 3000 a.C. in località Grattarola.

La formazione di un vero e proprio centro abitativo si deve però ai Romani che posero le basi di una stazione, la cosiddetta “Mansio ad Flexum”,

Sul nome del paese varie sono le ipotesi, la più attendibile nasce dai ricordi documentari e dal paragone con casi simili. Sulla campana del 1412, situata sulla torre civica, era documentato il nome “Rivaltella”; ma già prima, tra i debiti nei confronti dei vescovi veronesi, è ripetutamente segnata “Rivaltellam cum capellis et decimis”, così nella Piae Postulatio voluntatis di Papa Eugenio III, del 16 maggio 1145, nella disposizione di papa Atanasio IV del 1154 e di Clemente III del 1118 rivolte al Vescovo di Verona.

La derivazione del nome potrebbe essere riferita alla situazione topografica del paese, posto su un rialzo della riva del lago (Ripa altella), come si è potuto costatare anche in altri territori analoghi a questo.

Esiste, infatti, un’altra Rivoltella alla periferia di Bassano del Grappa, una Rivoltella frazione di Rosarco in provincia di Pavia, un’altra è alla periferia di Ripalta nel cremasco ed è proprio ad un toponimo come Ripalta sembra che il nome del paese vada rapportato come diminutivo. Ripalta, ossia Riva alta, è un toponimo molto diffuso in area cremonese e cremasca. Meno probabile sembra l’ipotesi dotta, che connetterebbe il nome con la svolta della via romana, che venendo da Desenzano si rivolgeva a Pozzolengo. L’ipotesi si collegherebbe al nome di una mansio romana (Ad flexum) situata fra Brescia e Verona dall’Itinerarium Burdigalense Hierosolymitanum dell’anno 333, che da alcuni studiosi (seguono l’interpretazione del benedettino padre Fulgenzio Munier, 1888) viene situata Rivoltella, ma che resta ipotetica. Essa potrebbe invece coincidere piuttosto con la Sirmionis mansio dell’itinerario Antoniano.

Per resistere alle scorrerie degli Ungari, che periodicamente devastavano la zona, nel 760 d.C., su ordine di Desiderio, ultimo re dei Longobardi, i Rivoltellesi edificarono un castello. Delle cinque torri che ne costituivano l’ossatura, ne rimane soltanto una, che oggi è munita di un orologio, considerata il simbolo del paese.

Insieme al castello, Rivoltella ottenne un ordinamento comunale ed uno stemma raffigurante una quercia, un cervo ed un cinghiale, chiara caratteristica del suo territorio che comprendeva la “Silva Luciana”, oggi Lugana.

Il Comune agli inizi del 1400 passò sotto la “Serenissima” fino al 1797, anno in cui perse per la prima volta la municipalità a causa dell’unione “imposta” con il Comune di Desenzano.

Caduta la Repubblica Cisalpina, Rivoltella ritorna Comune autonomo e passa, con il Lombardo – Veneto, sotto gli Austriaci dai quali si libera con la battaglia di S. Martino e Solferino il 24 giugno 1859.

Con il Decreto Regio n°1460 del 29 luglio 1926, che stabilisce la riunione dei comuni di Desenzano del Lago e Rivoltella sul Garda in unico Comune denominato “Desenzano del Garda”, perde definitivamente la propria indipendenza. Del passato, oltre la Torre Civica, sono rimaste alcune Ville e Chiese di notevole interesse storico.

Il paese, in passato quasi totalmente dedito all’agricoltura, ha subito in questi ultimi decenni una profonda trasformazione. Oggi Rivoltella conta circa 9000 abitanti e fonda la sua economia su artigianato, agricoltura, turismo e terziario. Sicuramente, data la felice ubicazione sul lago e le strutture turistiche e balneari disponibili, il futuro della cittadina è orientato ad un sempre maggior sviluppo turistico.

Recentemente sono stati ampliati, abbelliti e meglio attrezzati i Centri balneari rivoltellesi, in particolare la Spiaggia d’Oro ed il Porto; è stata inaugurata la prima parte della passeggiata sul lago che in futuro dovrebbe collegare, costeggiando il litorale, Rivoltella a Desenzano.

Colombare di Sirmione

Altro plesso della nostra scuola si trova presso Colombare di Sirmione, anche questa piccola frazione è ricca di storia..

A sud della penisola di Sirmione, in un territorio oggi densamente urbanizzato, si estendeva l’antica  selva Lugana o Ligana o Lucana o Litana. A causa della sua posizione strategica fu teatro di numerosi fatti d’armi, tra i quali lo scontro tra Costantino e Massenzio  nel 312 d. C.  Forse proprio qui nella selva, in un luogo imprecisato, il papa Leone Magno nel 452 d. C. avrebbe convinto Attila, condottiero degli Unni, a ritornare al nord. I toponimi presenti in questa zona, quali san Benedetto, san Vigilio e san Martino, ricordano l’opera di bonifica agraria svolta anche qui dai monaci. La selva era però quasi sparita all’inizio del XVI secolo, poichè fu colonizzata e sfruttata come terreno agricolo. I terreni argillosi delle zone ancora coltivate producono il celebre vino Lugana.

Nel territorio che faceva parte dell’antica selva Lugana sorgono ora due centri fittamente abitati che costituiscono due frazioni di Sirmione: Lugana e Colombare. Lugana è un insediamento che si raccoglie in particolare intorno alla chiesa, sorta tra il 1910 e il 1912, ma si estende sul territorio sino a comprendere il borgo di Rovizza, l’antica tenuta dei conti Rovizzi. Qui si può visitare la chiesetta dedicata a sant’Orsola, un tempo cappella nobiliare, e il Monumento all’Alpino, testimonianza del sacrificio di molti Sirmionesi che militarono in questo Corpo.

La località Colombare prende il nome da un’antica cascina oggi scomparsa e consisteva, fino al secondo dopoguerra, in una distesa di campi punteggiata da poche abitazioni rurali. Negli anni Sessanta la popolazione in forte espansione volle la propria chiesa che, intitolata a san Francesco, fu inaugurata nel 1969. L’edificio, che interpreta le novità degli anni del Concilio Vaticano II, si presenta come una grande tenda a pianta circolare, costruita con  pietra, cemento, rame e vetro colorato.

Vista dall’alto la Penisola di Sirmione fa pensare ad un lucertolone che, strisciando si protende nel lago, e una delle ipotesi etimologiche fa derivare il nome di Sirmione proprio da una striscia di serpe. Il luogo è tra i più celebrati del Benaco per la sua straordinaria bellezza. Posizione, panorama, clima, vegetazione, sono altrettanti pregi che costellano le lodi di questo eden del Garda.

Da Catullo a Carducci, per non parlare degli stranieri che l’osannarono “sorgente dagli anelli dell’acqua e coronata da un diadema di rovine”, come la definì la poetessa irlandese Louisa Costello.

Ezra Pound, poeta statunitense vissuto nel Novecento, una delle più suadenti voci della lirica moderna, ci introduce a Sirmione.

Dimentichiamo per una attimo i rumori, gli affanni di fuori e ascoltiamolo:

Non andremo in un luogo sereno ove il sole

Lascerà il filtrare su di noi le foglie d’ulivo

Un’aureola di luce? Se a Sirmione

Anima, t’incontrerò, al fine della vita…”

Situata all’estremità meridionale del Lago di Garda, ove delimita i golfi di Desenzano e di Peschiera, la penisola di Sirmione comprende tre alture denominate rispettivamente Cortine, Mavino (quella di mezzo), e infine quella posta più a settentrione, oggi conosciuta con il nome di Grotte di Catullo, imponente parco archeologico di epoca romana.

Sull’etimologia del toponimo vi sono pareri discordi. C’è chi asserisce che la penisola derivi il proprio nome dal greco antico “syrma”, ossia “coda” o strascico, secondo altri studiosi potrebbe derivare dal gallico “sirm” ed “ona”, albergo acquatico. Il luogo, forse di origine etrusca, ebbe grande importanza in epoca romana ed è ricordato come “mansio” nell’Itinerario di Antonino.

Il grande poeta latino Caio Valerio Catullo (Verona 87 ca. a.C – Roma 54 ca. a.C) che qui soggiornò, le dedicò versi appassionati: “O Srimione, perla delle penisole e delle isole, quante nei limpidi laghi e nell’ampia distesa dei mari porta l’uno e l’altro Nettuno…”. E così la salutò al suo ritorno dalla Bitinia: “Salve, deliziosa Sirmione, rallegrati che è ritornato il tuo signore: rallegratevi anche voi, o lidie onde del lago e ridete tutto il riso che è nella mia casa”.

 

Pozzolengo

In questo territorio si trova il terzo plesso del nostro Circolo Didattico.

Pozzolengo, il cui nome sarebbe di origine celtica risalente probabilmente al V secolo a.C..  sorge al centro dell’anfiteatro morenico che chiude la parte meriidionale del Lago di Garda,

Poce” in lingua celtica significava villaggio, mentre “lengo” era sinonimo di prateria, campagna, insomma Pozzolengo significherebbe villaggio di campagna.

Situato ai confini con le province di Verona e di Mantova, in epoca romana Pozzolengo era sede di mansione (luogo di ristoro), poiché era lambita da una diramazione della via Gallica che da Desenzano si dirigeva verso Verona. Su queste colline si svolsero alcuni avvenimenti storici di rilievo.

Nel 312 il proconsole dell’Illiria, Ruricio Pompeiano, “scorazzava” nella zona con il suo esercito; Costantino provenendo dalla Gallia, lo raggiunse e lo sconfisse dopo uno scontro cruento. La popolazione di questo territorio, che già nel 1107 si era costituita in vicinia, nel 1154 vide accamparsi sulle colline prossime al Garda Federico I, il quale riconobbe a Teobaldo, vescovo di Verona, ampi diritti su Pozzolengo e sui paesi del basso lago. Già nel 1145 papa Eugenio III aveva confermato l’autorità del vescovo Teobaldo su questo comune, come attestato da una bolla emanata a Viterbo, nella quale si nomina oltre alla “Plebem Pozzolengi cum capellis et decimis”, anche il Monasterium Sancti Vigili”. L’abbazia di San Vigilio, eretta nel 1104 dai monaci vallombrosiani è senz’altro uno dei monumenti di quell’epoca meglio conservati nella zona; infatti si possono ancora ammirare la chiesa e il campanile, l’interno, il porticato ed il cortiletto dell’antico convento.

Sul Monte Fluno sorge il castello, le cui origini vengono fatte risalire intorno all’anno Mille, esso presenta quindi i caratteri del “castrum”, recinto fortificato contenente le abitazioni del paese, tipico dell’alto Medioevo. Di esso rimangono il mastio, ossia il punto più elevato, parte delle mura di cinta e quasi tutti i torrioni, strutture rifatte su precedenti fondazioni intorno alla metà del XIII secolo, con successivi rimaneggiamenti operati nel XV secolo per iniziativa della Repubblica di Venezia. Entro le musa si trovano i resti della chiesa di S. Lorenzo in Castello.